Home News Cronaca Si riparla di sisma: l’Aquila due anni dopo

Si riparla di sisma: l’Aquila due anni dopo

445
CONDIVIDI

A due anni dalla tragedia, al centro dell’attenzione il processo che vuole dare le giuste collocazioni alle accuse nei riguardi di coloro che devono rispondere di omicidio colposo. Sette gli imputati rinviati a giudizio: Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Claudio Eva, ordinario di Fisica all’università di Genova, Bernardo De Bernardinis, vice capo settore tecnico del dipartimento della Protezione civile, Mauro Dolce, direttore dell’Ufficio rischio sismico Protezione civile, Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Gian Michele Calvi, direttore Eucentre e responsabile del progetto Case.
Loro avevano gli elementi per dire agli abitanti dell’Aquila e dintorni che un terremoto di forte intensità poteva avvenire di lì a poco.
Hanno sottovalutato il rischio, fornendo informazioni imprecise e contraddittorie, senza considerare che facendo ciò mettevano a repentaglio l’esistenza di poveri innocenti, non preparati al disastro che di lì a poco sarebbe avvenuto. Le scosse che per mesi si erano susseguite nell’anno precedente all’evento distruttivo, dovevano per dei tecnici essere significative e preoccupanti. C’era poi la consapevolezza che prima o poi ci dovesse essere un altro grosso sisma. In quella regione ogni due o tre secoli c’erano sempre stati grandi terremoti. Ma alla vigilia della sciagura che sappiamo, i membri della Commissione Grandi Rischi, esclusero nuove scosse e invitarono la popolazione a rimanere in casa, non attribuendo a questi fenomeni una gravità tale da prendere provvedimenti o mobilitarsi.

Tra la notte del cinque e sei aprile alle tre e trentadue, con una intensità pari a 5.9 della scala Richter, la catastrofe non permise di allertare la cittadinanza, colpendo con energia letale e senza scampo le persone ignare e quindi sventurate. Di questo si rammarica Antonio Moretti docente di Geologia Regionale e Sismologia all’Aquila, che aveva chiesto di partecipare alla Commissione ma fu allontanato perché non ritenuta necessaria la sua opera di scienziato.
E meno di mezz’ora durò la riunione del trentuno maggio, al temine della quale non fu stabilito alcun piano d’emergenza. Sbrigativamente e irresponsabilmente ora devono dare conto dell’ingiustizia subita e del dolore profuso, ai quali si poteva ovviare con praticità e un po’ di buon senso. Ai posteri l’ardua sentenza.