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In scena Spoonface Steinberg di Marco Carniti e Melania Giglio

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L’autore di questo testo, Lee Hall, già candidato all’Oscar per la sceneggiatura di Billy Elliot, ci presenta il mondo visto da una bambina autistica risparmiandoci buonismi e luoghi comuni.

Il regista, Marco Carniti, ci mostra la vitalità e l’attrice Melania Giglio ci mostra la tenerezza.

Spoonface ha una dote che la rende speciale: sa “fare i numeri” come dice lei, ovvero riesce a fare a mente calcoli molto complicati. A renderla speciale, però, non è semplicemente questa sua capacità ma anche il suo autismo dovuto, forse, a una caduta da piccola.
I suoi genitori sono in crisi coniugale, il padre ha un’amante e non torna a casa fino a quando Spoonface si ammala di cancro; nel frattempo lei trova come unico rifugio il suo lettore CD con musica classica o “la musica giusta” come ama pensare che ascolta tutto il giorno.

I suoi stati d’animo vengono espressi da un continuo cambio di luci sul palcoscenico che sono quasi l’unico elemento scenografico.

Melania Giglio offre un’ottima prova da attrice nell’interpretazione di questo ruolo tutt’altro che semplice dove, all’interno di un’enorme salopette gialla, torna bambina, sbaglia a pronunciare le parole, canta, balla e ride e fa anche i capricci. Modula la voce per rendere il testo a volte più umoristico a volte più drammatico. Forse è proprio grazie a questa alternanza che si riesce a seguire più facilmente un testo che, di per sé, affronta un tema non facile ma non scade mai nel comico o nella macchietta.