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L’ombra del vento, un caso editoriale

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Ho scoperto questo autore grazie a mio fratello, che me lo porse tra le mani come un segno del destino.
Mi aveva anticipato che non ne era stato ben impressionato e non me ne meraviglio, lui che legge Kafka, Calvino e trattati filosofici. Credeva non mi sarei appassionata alla trama.
E invece è stato come aprire un bel pacco regalo, per scoprire che è tutta emozione quella che si snoda tra le righe, che non c’è pretesa di voler apparire un saggio o un trattato. E’ solo una storia, molto ben delineata, colma di pathos e dolore, con picchi di umorismo, seguiti da un senso di fredda lucidità e ovunque c’è accenno all’amore nelle sue varie forme, sentimento filiale, d’amante, patrio.
Mi ha così emozionato che ho acquistato tutte le opere che lo scrittore ha fatto conoscere al suo pubblico.
Ha quarant’anni Zafòn e possiede, come tutti gli scrittori latini, la capacità di tradurre nelle sue parole il magnetismo, la sensualità, la rivalsa che, senza tempo, sono parte della sua terra.

“L’ombra del vento”, è stato pubblicato in Spagna nel 2001 e solo per merito dei lettori e non grazie al marketing, è riuscito ad ottenere un grande successo, con un passaparola attuato anche on-line.
La storia si incentra su Daniel Sempere, un ragazzo che vive col padre, un libraio di Barcellona, nel ricordo della madre morta quando lui era un bimbo.
Il giorno del suo undicesimo compleanno, il genitore lo accompagna nel Cimitero dei Libri Dimenticati, un’enorme biblioteca di cui il vecchio Sempere con pochi altri, custodisce libri da conservare per l’eternità, in una sorta di labirinto dove vengono tenuti quei testi da difendere o da sottrarre all’oblio. Daniel viene reso partecipe dell’ idea che ogni volume ha un’anima propria che attinge forza passando, di volta in volta, tra le mani di chi lo possiede.
Adotta quindi un libro e promette di averne cura per sempre, perché I LIBRI NON APPARTENGONO AGLI UOMINI, SONO SOLO I LORO MIGLIORI AMICI.
Il titolo dell’opera, di uno sconosciuto autore di nome Julian Carax, è proprio “L’ombra del vento”. Leggendolo egli scopre che è l’unica copia esistente e che un individuo di nome Lain Coubert, cerca e distrugge tutto quello che di Carax esiste sotto forma di testi, dandoli alle fiamme.
Nel corso di un decennio, il ragazzo ripercorre la vita di Carax, simile alla sua, cosa che lo turba profondamente, a causa di analogie così evidenti da sembrare quasi che sia la sua stessa vita ad essere stata raccontata.
Luogo della storia, ricca di vicende misteriose, amori traditi, eventi sconvolgenti, è Barcellona, città che Zafòn conosce a menadito. Barcellona reduce dalla guerra franchista fatta di torture e sparizioni, e sempre raffigurata con toni decadenti.
I protagonisti conservano una profondità ed un magnetismo che addolora e fa si che si leggano le pagine di questa narrazione tutte d’un fiato. Si soffre e si guarisce con loro e si è in inquietudine all’idea che la giustizia non possa trionfare. Non leggetelo, però, con l’idea che ci sia un lieto fine.
Amerete Zafòn soprattutto perché, spiazzandovi, vi lascerà un po’ d’amaro in bocca, quale senso di incompiuto e d’attesa, che vale nelle storie d’amore più di un “ … e vissero felici e contenti”.