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Referendum del 12 e 13 giugno: nucleare sì o nucleare no?

Referendum del 12 e 13 giugno: aspetto economico, impatto ambientale, fonti d'energia rinnovabili, sicurezza. La questione nucleare è molto complessa

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L’esplosione alla centrale nucleare di Fukushima, in seguito al forte terremoto e al conseguente tsunami del mese di marzo, ha riaperto la questione dell’energia nucleare e delle centrali.
Il tutto, capita in un periodo delicato, quello del venticinquesimo anniversario del disastro di Chernobyl: l’incidente alla centrale, classificato di livello 7 (il più alto) è ricordato come la catastrofe nucleare più grave nella storia dell’umanità, le cui conseguenze si avvertono forti e chiare tutt’oggi, ad un quarto di secolo di distanza. I materiali radioattivi sprigionati fluttuano ancora nell’atmosfera, ancora nascono bambini menomati e con deformazioni, il tasso di malati di cancro è il più alto d’Europa, i cibi sono ancora contaminati, l’area circostante la centrale di Chernobyl è ancora inavvicinabile.

In Italia la produzione di energia da fonte nucleare risale ai primi anni Sessanta: nel 1966 l’Italia figurava come il terzo produttore al mondo dopo USA e Inghilterra. L’esito del referendum del 1987 portò negli anni successivi al termine dell’esperienza elettronucleare italiana con l’abbandono del Progetto Unificato Nucleare e la chiusura delle tre centrali ancora funzionanti di Latina, Trino e Caorso.

Il 12 e 13 giugno gli Italiani saranno chiamati nuovamente ad esprimersi sulla questione nucleare e sembra che la maggioranza del Paese voterà “SI”, per dire no al nucleare in Italia. Chiaramente, questa risorsa presenta vantaggi e svantaggi, che spaccano il Paese in due.

Il noto oncologo italiano Umberto Veronesi, Presidente dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, si è detto certo che l’Italia non possa sopravvivere senza una nuova fonte di energia: tra 50 anni il petrolio si esaurirà, seguito nel tempo dal carbone e poi dal gas.

I “contro” nell’uso dell’energia nucleare sono la possibilità di incidenti con conseguente rilascio di radioattività, i lunghi periodi di smaltimento delle scorie radioattive, la preoccupazione che le tecnologie e le competenze necessarie a produrre energia nucleare possano confluire nella costruzione di armi atomiche, l’alto costo per il mantenimento e la costruzione delle centrali, nonché per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, la preoccupazione che gli impianti nucleari possano essere bersaglio di terroristi e criminali.

Chi è favorevole al nucleare asserisce che per il Paese sarebbe un modo per non dipendere più dall’estero (Francia in primis) e ridurre le importazioni energetiche. I costi per la costruzione delle centrali sarebbero ammortizzati in breve tempo; poiché la lavorazione del nucleare comporta basse emissioni di anidride carbonica ci potrebbe essere, nel tempo, una significativa riduzione del riscaldamento globale, una piaga del nostro pianeta. Inoltre, il nucleare sembra essere il modo migliore per “sostituire” quei combustibili destinati ad esaurirsi, perché le altre fonti alternative (energia eolica, energia idrica, energia solare), pur essendo risorse pulite, sono comunque soggette alle condizioni atmosferiche: gli impianti solari sono inefficienti di notte, il vento è incostante, mentre il nucleare si usa di notte e di giorno indistintamente e non risente di cambiamenti atmosferici o climatici.

Ciascuno di noi, in quanto cittadino italiano, è chiamato ad esercitare il proprio diritto al voto (che è anche un dovere) ed è importante farlo con coscienza: per questo è fondamentale che ciascuno di noi si informi adeguatamente sull’argomento, che sta diventando sempre più attuale e di interesse globale, così da poter esprimere il proprio voto con giudizio, nel referendum del 12 e 13 giugno. Nucleare sì o nucleare no?