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Avetrana, quando il gossip supera l’orrore

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Mi indigna profondamente osservare come spesso giornali e Tv pongano le basi affinché un fatto di cronaca nera venga trasformato in un fatto di costume, che porta inevitabilmente a generare curiosità pruriginose. Riproporre gli indiziati di un delitto nei vari aspetti della loro vita quotidiana, umanizzandoli al limite dell’indecenza, scoraggia gli animi.
Sta alla giustizia stabilire come e chi abbia ucciso la giovane Sarah Scazzi e tutti sono innocenti fino a prova contraria, ma in una girandola di vorticose illazioni, smentite di volta in volta, alla ribalta salgono coloro i quali hanno perpetrato un crimine e, quasi sembra li si voglia giustificare, come nel caso dello zio Michele che, preso di mira dalle sue aguzzine (la moglie Cosima e la figlia Sabrina), fa quasi pena nel suo accollarsi colpe minacciando il suicidio.
Le lacrime, le ritrattazioni di Misseri, gettano una luce di follia sul suo personaggio, inquietante nel suo sdoppiarsi tra vittima e carnefice, ma quasi lo portano nella dimensione d’umanità non consentita agli orchi.
La presunta colpevolezza di zia Cosima, sorella della mamma di Sarah e di Sabrina, la cugina che alle prime apparizioni televisive si mostrava piangente e ansiosa di notizie confortanti, basata su elementi non comprovati, lasciano tanti interrogativi su questo omicidio.
Tutto fa pensare che ci sia stato un complotto. E’ stata Sabrina, spinta dall’invidia e dal rancore? Non sopportava che quella ragazzina più giovane e carina le sottraesse le attenzioni del ragazzo a cui era interessata? Cosima ha coperto la figlia proteggendola dalla gogna mediatica?
E’ stato Michele e poi, per non essere colpevolizzato, ha scaricato le responsabilità sulle sue donne? La mamma di Avetrana, Concetta Serrano, ha mostrato una compostezza esemplare se confrontata al circo che la sua famiglia ha partorito. Il dolore non si discute e se la stampa fiuta uno scoop, è dignitoso ed ammirevole conservare di fronte all’accanimento dei giornalisti riserbo. In tutto questo Sarah svolge però un ruolo secondario, relegata in un angolo, derelitta, uccisa senza scrupolo da persone a lei care cui riponeva fiducia ed affetto.
Tradita da adulti consenzienti che avallano un gesto di vergogna parentale spinto all’eccesso.
Non credo si arriverà presto ad una risoluzione del caso, ma anche se ci fosse il cosiddetto colpo di scena, rimane un senso d’amaro in bocca.
Questa bambina che si affacciava alla vita ha visto stroncare sul nascere le proprie aspettative e i propri sogni, ha sofferto anche se per solo pochi secondi, ha conosciuto l’orrore puro del tradimento e della solitudine ed ha conosciuto il buio che si cela nell’animo di ognuno, quel buio che dovrebbe far paura anche a chi lo possiede.