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Fukushima: impianti poco sicuri

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Secondo gli esperti, i paesi più evoluti chiederanno garanzie maggiori nel futuro per ciò che riguarda la costruzione di nuove centrali che consentano di trasmettere tranquillità e garanzie di tutela e questo potrebbe rallentare progetti in essere che, allo stato attuale, non soddisfano i requisiti circa sicurezza e messa a norma degli impianti.
Molto prima di Fukushima, dai tempi di Chernobyl, la pericolosità dell’energia atomica aveva allarmato le masse e i governi ma, nonostante morti e conseguenze che molti nei Paesi dell’Est hanno riportato sulla propria pelle in termini di malattie anche gravissime (teniamo conto dei tanti bambini nati malfermi o di tanti adulti colpiti da varie forme di cancro, non manifestatesi nell’immediato ma col passare degli anni), tanti continuano a proclamare che le scorie radioattive non inquinano, che i rifiuti tossici non alterano la natura nei vari elementi che la compongono e che un’esplosione atomica non e’ un pericolo imminente anche se poi, andando nel particolare, molti paesi avendo poche risorse e molti meno scrupoli, investono in centrali economiche a rischio.
Sono passati 10 anni da quando il presidente ucraino Kuchma fece arrestare l’impianto di Chernobyl. Quando esplose il reattore di Chernobyl, in zona c’erano 8 milioni di tonnellate di metallo. Ne restano due milioni, di cui ogni giorno ne vengono contrabbandate parti nel mondo ed alcune vengono utilizzate, come ad esempio in Cina, per costruire giocattoli.
Il reattore continua ancora a contaminare le falde acquifere del fiume Dnepr, che sfocia nel mar Nero e di conseguenza nel Mediterraneo. Chi investe nell’atomo, va dall’Argentina, passando per la Bulgaria fino al Pakistan, 65 paesi che stanno costruendo nuovi reattori ed ora nel mondo quelli in funzione sono 437.
A quasi due mesi dall’apocalisse giapponese, i livelli di allerta sono al massimo. Una parte del reattore di Fukushima si è fuso, rompendo il cemento alla base.
I tecnici possono lavorare all’interno per non oltre 20 minuti a turno. Si inietta acqua per raffreddare il nocciolo ma è un’operazione che molti ritengono pericolosa, perché se la temperatura si alza troppo la molecola di acqua si scinde in idrogeno ed ossigeno e l’idrogeno rischia di esplodere. Tutt’intorno alla centrale è solo distruzione e se l’acqua del rubinetto si dice sia accettabile in quanto a radioattività, per latte e cereali c’è allerta.
Minimizzare i rischi del nucleare è un atteggiamento criminale. Il referendum che proponeva l’abrogazione delle norme del decreto legge 2008 per la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione, ha ottenuto il quorum a favore, conquistando quasi il sessanta per cento dei consensi. Ciò dimostra che i cittadini italiani sono stanchi delle promesse di una classe politica che non bada al bene del proprio popolo, ma solo al tornaconto in termini di guadagno. Falsi obiettori di coscienza che si battono il petto per riscontri in simpatie elettorali. Che al primo segno di sconfitta stipulano alleanze anche con chi hanno fronteggiato nelle scelte, solo per non dover abbandonare quello scranno che gli consente di ricevere economicamente e in termini di prestigio un valore aggiunto.
Auguriamoci che l’impegno profuso dalle associazioni ambientaliste e dai tecnici che lavorano nel rinnovabile, trovino spazio e ascolto sempre maggiore e che gli uomini del futuro, quelli che ora sono i nostri figli, possano beneficiare di un mondo protetto e sano.