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Il cinema italiano al Festival di Cannes

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Al recente Festival di Cannes, l’Italia è rimasta a bocca asciutta: tanti applausi ma nessun riconoscimento concreto per Habemus Papam, di Nanni Moretti, e This must be the place, di Paolo Sorrentino.

La Palma d’Oro è il premio principale assegnato nel corso della manifestazione cinematografica e viene consegnata al miglior film tra quelli in concorso.
Il record di vittorie appartiene agli Stati Uniti (che hanno trionfato anche quest’anno con The tree of Life di Terrence Malick), con ben 19 Palme d’oro e due vittorie da parte dello stesso regista: Francis Ford Coppola, infatti, ha vinto sia nel 1974 che nel 1979, rispettivamente con La conversazione e Il tamburo di latta.
L’Italia occupa un onorevole secondo posto
con 12 Palme vinte. Al terzo posto c’è l’Inghilterra con 9.

La prima vittoria italiana risale al 1946 con Roma città aperta di Rossellini; sono seguiti i due ex aequo del ’51 e del ’52, poi nel ’60 il successo de La dolce vita di Fellini, nel ’63 Il Gattopardo di Luchino Visconti, fino al più recente La stanza del figlio (2001) di Nanni Moretti.

Nel 2007 Quentin Tarantino (trionfatore al Festival di Cannes 1994 con Pulp Fiction) ha dichiarato in un’intervista: «Le pellicole italiane che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Ho amato così tanto il cinema italiano degli anni sessanta e settanta e alcuni film degli anni ottanta, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia»
La dichiarazione non è passata inosservata ed ha suscitato risentimento e polemiche. Certo, il periodo d’oro del cinema italiano sta tra gli anni ’50 e ’70, grazie a registi come Fellini, Antonioni, Rossellini, Monicelli, Visconti e attori indimenticabili come Anna Magnani, Sophia Loren (entrambe vincitrici del Premio Oscar) Giancarlo Giannini, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi.
Questi nomi tengono alto il nome dell’Italia nel mondo, il suo cinema dal valore internazionalmente riconosciuto, che si è fatto valere dalla commedia al cinema di denuncia, dal western all’horror.

E se pensando al successo di alcune pellicole recenti, che esaltano il trash e il sentimentalismo strappalacrime, viene quasi da dar ragione a Tarantino, non va dimenticato che l’Italia può ancora contare su talentuosi registi e attori, che manterranno alto e difenderanno il talento artistico che il nostro Paese ha sempre dimostrato di possedere.
E’ il minimo che possiamo fare, per evitare che “giganti” della portata di Vittorio De Sica, Totò e Massimo Troisi si rivoltino nella tomba!