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Il pozzo artesiano di Vermicino: un giusto comportamento può salvare la vita

In Italia mancava cultura e organizzazione: Alfredino e la tv svelarono questa carenza

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Il 10 giugno 1981 Alfredino Rampi di sei anni, cadde in un pozzo artesiano a Vermicino, alle porte di Roma, località ricordata poi tristemente negli annali.
Il dolore di una mamma che perde un figlio può condurre alla pazzia, soprattutto se la stessa segue l’agonia del suo bimbo prima della fine. Ma Franca Rampi no. Ha lottato e continuato a sopravvivere per uno scopo specifico. Creare un’associazione, il Centro Rampi, che dal 1981 svolge un’attività di sensibilizzazione sui ragazzi circa i rischi che possono mettere in pericolo le loro vite.
Sapere che un giusto comportamento può salvare la vita in caso d’emergenza come non è accaduto al suo Alfredo allora. Il pozzo nel quale il bambino cadde era largo 28 cm e profondo ottanta metri. Non si riesce a capire come sia potuto precipitare ad una profondità tale. Probabile che il suo corpo esile e l’umidità del terreno, abbia facilitato il suo discendere in quel baratro. Di fronte all’agonia di Alfredino, nessun cuore, penso non abbia tremato. La sua vocina spaventata, le parole d’incoraggiamento che venivano sussurrate per tenerlo tranquillo.
Ci fu per la prima volta una diretta tv non stop della Rai, che registrò tutte le varie sequenze degli interventi escogitati dai vigili del fuoco e dai volontari per prelevarlo da quell’antro infido. Anche il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, fu presente sul luogo per confortare mamma Franca. Si cercò di scavare un altro pozzo parallelo al primo fino a raggiungerlo a quota 36 metri. Molti curiosi accorsero e resero difficili gli interventi col rumore e l’accalcarsi intorno al buco facendo cadere in esso altra terra.
Quella notte anch’io seguii la diretta e ancora adesso affiora un’ansia insopportabile al ricordo. Mi chiesi allora cosa avrei provato, io bambina di undici anni, ad essere lì sottoterra da sola, al buio, con la speranza che qualcuno mi riportasse all’uscita, ma con la certezza nelle ore che passavano, che non ci sarebbero state occasioni di rivedere la luce del sole.
Ancora oggi mi assale una grande malinconia nel ricordare che sembrava quasi di avercela fatta quando uno dei volontari, un uomo piccolo ma generoso, si era calato a testa in giù e lo aveva toccato, si, quasi preso, e tutti noi, evviva, avevamo pensato all’unisono, ora lo riporta su. Invece essendo sporco di fango, il braccino del piccolo gli era sfuggito e quest’uomo coraggioso era dovuto risalire, perché fisicamente provato, non era riuscito, per il poco ossigeno, a perdurare nell’impresa.
Che tristezza infinita e che grande fallimento deve aver sentito nell’animo quell’individuo tenace e valoroso. Dopo tre giorni, Alfredino muore. Di stenti, di freddo.
Fu allora che Pertini, avendo vissuto pienamente questa disgraziata vicenda, fece istituire la Commissione della Protezione civile, con l’intenzione che per il futuro non accadesse più nulla di simile.
In Italia mancava cultura e organizzazione: Alfredino e la tv svelarono questa carenza italiana.

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