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Melozzo, Mantegna, Piero della Francesca, Bramante e Raffaello

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“Senza Melozzo, il Cinquecento di Raffaello e Michelangelo non sarebbe mai esistito”. È questa la considerazione di Antonio Paolucci, storico dell’arte e direttore dei Musei Vaticani, sul maestro forlivese, che fino al 12 giugno sarà nella sua città natale con una grande esposizione.

Al San Domenico di Forlì resteranno esposte fino a domenica l’altra tutte le opere ‘mobili’ dell’artista, inclusi gli affreschi staccati del colossale ciclo da lui realizzato per l’abside della Chiesa dei Santi Apostoli a Roma, ciclo disperso tra i Musei Vaticani e il Quirinale.

E’ “un evento molto atteso da tutta la cittadinanza”, afferma John Patrick Leech, assessore alla Cultura del comune di Forlì che insieme a Pier Giuseppe Dolcini, presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì che promuove la mostra, hanno presentato l’evento ai Musei Vaticani.
“Se c’era un posto dove era giusto presentare questa esposizione su Melozzo questo era di certo il Vaticano – sottolinea Paolucci – essendo lui il pittore del papa”. Filo conduttore che ha guidato la scelte delle opere portate a Forlì è “l’umana bellezza”, spiega il direttore dei Musei Vaticani.

Accanto a circa 90 opere di Melozzo, i visitatori hanno l’occasione di ammirare anche capolavori di grandi maestri quali Mantegna, Piero della Francesca – di cui si espone per la prima volta anche la sua ‘Madonna di Sinigaglia’ -, Bramante, Berruguete, il Beato Angelico, Mino da Fiesole, Antoniazzo Romano.
Presente, infine,  un’ampia sequenza di opere di artisti che a Melozzo si ispirarono, come Raffaello e Marco Palmezzano. Esposte anche opere di Perugino, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello, a comporre una carrellata di grandi interpreti di uno dei momenti più felici della storia dell’arte.