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Amy Winehouse devastata dall’alcol

Amy Winehouse sviene tre volte in una settimana. La diva del new soul non rischia più soltanto la carriera

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Un’ estate veramente sconvolgente sta bruciando una delle voci più promettenti della musica internazionale, quella dell’incorreggibile Amy Winehouse.
L’ossessione per l’alcol sta divenendo sempre più problematica, tanto che la giovane artista non rischia più soltanto di bruciare la propria carriera ma di mettere a repentaglio la sua stessa vita. Secondo quanto riporta il “Sun” la cantante britannica sarebbe svenuta per ben tre volte nel giro di una settimana, alimentando in questo modo la  preoccupazione, già altissima, dei parenti e degli amici che continuano nonostante tutto a starle vicino.
Un po’ più traballante è invece la pazienza dei fan, i quali non riescono più ad assistere a un concerto del proprio idolo da molto tempo.

Qualche settimana fa a Belgrado, in quello che doveva essere l’inizio di una nuova fase dopo un periodo passato in clinica a disintossicarsi, Amy è salita sul palco reggendosi a malapena in piedi e, impossibilitata a cantare, ha lasciato il concerto tra i fischi dei 20 mila spettatori infastiditi.
La decisione di cancellare l’intero tour della “rinascita” è stata impopolare quanto necessaria; a saltare troviamo anche l’unica data italiana in programma il 16 luglio a Lucca.
Per la diva del new soul sarebbe stato il debutto assoluto in Italia, visto che il primo tour italiano, quello legato all’album Back to black venne cancellato per le medesime motivazioni.
A questo punto vien da chiedersi se riusciremo mai a sentire un concerto di questo folle talento nel nostro Paese.

La familiarità con l’alcol è sempre stata una costante per molti musicisti che nonostante tutto sono riusciti a portare avanti i propri progetti ma, a differenza dei suoi colleghi più o meno famosi, la Winehouse non riesce in nessun modo a gestire il problema e la sua stella sembra destinata a spegnersi ancora prima di nascere.
Da qui, per quanto possa essere triste, viene naturale collegare il mito della star inglese ad altri, più sfortunati, illustri predecessori: Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain e tutti quei grandi nomi del rock, e non solo, che come astri nel cielo si sono spenti troppo presto.
Speriamo per il bene di Amy e di chi ama la cantante che non sia così, e che un giorno la star più controversa dei nostri tempi si possa staccare dalla sua bottiglia di wodka per ritornare a fare con la sua voce (e non con il mito della sua morte) la storia della musica.

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