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Non lasciatevi soffocare dalla polvere

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L’asbestosi è un tumore subdolo; lo chiamano il silenzioso. Non lascia scampo. Lo genera l’amianto. Questa malattia rimane tacita per tanto tempo, anni, poi si manifesta con colpi di tosse, dolori su un fianco, il respiro che assomiglia ad un rantolo.
Dalla rivelazione alla morte passa pochissimo. Gli animali invece muoiono subito.
Il mesotelioma pleurico dove si contrae? Lo si respira. Nell’aria. Quell’aria appestata delle fabbriche dell’Eternit, che anche dopo venticinque anni dalla chiusura, continua a mietere vittime.

L’azienda Eternit portò molta prosperità nella zona di Casale Monferrato, questa cittadina piemontese dove, a causa della polvere di amianto, sono morte tremila persone.
Venne inaugurata nel 1907. Non ne avevano paura all’epoca gli operai. Usavano questo prodotto della lavorazione anche nel privato delle loro case. Ne erano coperti sui capelli, sulle tute. Lo si trasferiva così all’interno delle abitazioni.
Alla fine dell’800 si scoprì che l’asbesto mischiato col cemento forniva un materiale edilizio duttile ed indistruttibile. Poteva assumere ogni forma, poteva essere tagliato ed aveva costi bassi. Nel giro di vent’anni, si sviluppò industrialmente e vennero costruite numerose fabbriche nel mondo. L’asbesto e’ presente e viene sfruttato ancora oggi in Cina, Canada, Brasile.

In Italia, in provincia di Torino, c’è l’”Amiantifera”, utilizzata a partire dal 1904. Negli anni si cominciò a sospettare che ci fosse una correlazione tra amianto e mesotelioma, grazie alle scoperte del dott. Selikoff. Si cercò da parte delle industrie interessate di contrastare la diffusione delle notizie che legavano l’asbesto al cancro.
In questi giorni c’è un processo in corso per le attribuzioni di colpa da applicare sulle morti di Casale.
La sentenza è attesa per ottobre. La lotta dura da trent’anni. Stephen Schmidheiny è stato imputato in contumacia a Torino. Con lui Jean Louis Marie Ghislain de Marchienne socio poco conosciuto; entrambi non sono presenti al processo, ma sono disponibili a esborsi sotto forma di risarcimenti alle parti civili.

Oggi l’amianto è stato messo al bando in Europa, ma nei paesi come l’India paradossalmente è il materiale più usato. A Casale c’è un’associazione delle vittime di cui la presidentessa è Romana Blusotti Pavesi, la quale ha perduto cinque persone della sua famiglia.
L’amianto è destinato a provocare quasi 500 mila morti all’anno nel mondo. Non dà sollievo pensarci, né i soldi leniranno la perdita delle persone che amavano, ma speriamo che la legge punisca chi oltre al benessere economico ha portato anche la distruzione nella vita di queste persone.