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Woody Allen a Roma per girare Bop Decameron

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Sono ormai diversi giorni che nelle strade della capitale si respira l’atmosfera unica di un evento magico. Le bellezze della “città eterna” sono state infatti state scelte dal regista Woody Allen come sfondo per la sua ultima commedia intitolata Bop Decameron. Nel titolo come del resto nella scelta del set è insito il significato di un’opera che innanzitutto sarà un omaggio al nostro Paese, alla nostra cultura e naturalmente alla nostra storia che continua ad affascinare gli artisti stranieri. Dal mito del grand tour romantico fino al tributo del regista di origini ebraiche, la storia dell’Italia come meta culturale per eccellenza è infatti densa di momenti significativi e nomi celebri, anche se questa volta il tutto ha un sapore diverso. Forse perché a ritrarre le forme della nostra terra non c’è un artista qualunque, bensì uno che al pari di Andy Warhol e pochi altri è divenuto uno dei più grandi esponenti della cultura internazionale degli ultimi 50 anni, un artista controverso che è riuscito da sempre a filtrare in una sorta di umorismo sottilissimo sempre sul filo dell’ambiguità intellettuale tutti i più reconditi aspetti psicologici e sociologici delle generazioni che si sono succedute fino ad oggi, dalla rivoluzione culturale del 68’ alle tematiche più attuali del postmoderno.

Anche una terra abituata a farsi guardare e cantare da scrittori e pittori può sentire dunque una sorta di imbarazzo a mettersi a nudo di fronte all’occhio curioso e obliquo del regista newyorkese e di conseguenza le riprese, che proprio in questi giorni stanno attirando nelle strade di Roma l’attenzione di critica e pubblico, suscitano tra l’interesse generale qualche perplessità. Riuscirà l’autore di Io e Anny a cogliere gli aspetti più profondi della nostra identità nascosta tra le meraviglie del “bel paese” o scivolerà, senza calcare la mano, sui luoghi comuni come hanno fatto alcuni suoi predecessori? Del resto è vero che Allen ha già maturato una degna esperienza andando a trovare per alcuni dei suoi ultimi film le “mete esotiche del vecchio continente”, ma è anche vero che gli spagnoli hanno lamentato una visione costruita su clichè e falsi stereotipi nel celebre Vicky Cristina Barcelona.

Qualunque cosa ne uscirà fuori, è certo che il momento della sua realizzazione porta con sé la magia dei grandi eventi, delle alchimie culturali che fanno vibrare le mura della metropoli di oggi fino allo scheletro più profondo della sua antica costituzione e vedere Woody Allen con i suoi occhiali irriverenti e terribilmente kitsch camminare tra le sacre mura della “Città di Augusto” fa sempre un certo effetto. Da questo punto di vista non è l’arrivo di Penelope Cruz, o i nomi di Roberto Benigni ed Antonio Albanese nel cast, a donare un’ aurea di unicità all’evento, bensì l’incontro di un cervello geniale e dissacratorio con il nostro Paese colmo di peccati da nascondere come di nuove bellezze da scoprire. “Ho scelto 69 luoghi con i quali renderò Roma molto romantica” ha dichiarato il regista americano in occasione di un riconoscimento tributatogli in Campidoglio, e in questa frase si assapora già tutta l’ambiguità sulla quale l’autore gioca tra verità e citazioni ironiche al fine di disorientarci ed ammaliarci nello stesso tempo. Sinceramente non so cosa gli italiani possano desiderare dal prodotto finale, in verità non so nemmeno quanta gente uscirà per andare a vedere il film nelle sale, ad ogni modo è certo che vedere Woody Allen girare un film in Italia fa a tutti uno strano effetto e a pensarci bene è un po’ come  notare dalla finestra un tipo strano camminare avanti e indietro fuori casa e sbirciare di tanto in tanto nella nostra cucina; è un evento normale reso speciale da un gioco di coincidenze e fraintendimenti che entrambi più o meno volontariamente gli attribuiamo, è curioso per noi come lo è per lui.