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Alimentazione e ipertensione

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Le società scientifiche europee ed americane ammoniscono: condizioni di ipertensione (valori della pressione arteriosa pari o superiori a 140/90 mmHg) sono associati ad un incremento del rischio di insorgenza di infarto acuto del miocardio.
La prevenzione ed il trattamento dell’ipertensione sono dunque sostenuti con forza nelle recenti linee guida europee, con un occhio rivolto all’adozione di misure non farmacologiche, quali uno stile di vita sano e un’alimentazione corretta.

Recenti studi sperimentali e clinici hanno, infatti, dimostrato l’importanza della riduzione del consumo di sali di sodio (il comune sale da cucina) e, viceversa, di un aumento dell’uso di sali di potassio nella prevenzione e nel controllo dell’ipertensione.
Una dieta a basso contenuto di sale e ad elevato contenuto di potassio ha mostrato un significativo effetto protettivo sulla pressione arteriosa, paragonabile a quello di un farmaco antiipertensivo.

Il cloruro di sodio è il sale sodico più diffuso in natura di cui sono scarsamente provvisti gli alimenti. Di conseguenza, la quasi totalità (oltre ¾) del sale che introduciamo proviene dal processo di lavorazione industriale degli alimenti ai fini della loro conservazione e dall’impiego smodato in cucina come agente di sapidità.

In termini pratici, allo scopo di ridurre il suo apporto, è preferibile evitare l’acquisto di prodotti alimentari ad elevato contenuto di sale dopo opportuna consultazione dell’etichetta, ridurre al minimo l’aggiunta di sale in cucina ed eliminare la saliera da tavola. Nel contempo è indicato un maggior consumo di alimenti quali frutta, verdura, legumi, semi oleosi che oltre a favorire il consumo di nutrienti essenziali per la prevenzione di altre patologie (fibre, vitamine antiossidanti ed altri composti di origine vegetale) costituiscono una riserva primaria di potassio.

Risulta chiaro quindi come una maggiore attenzione al peso corporeo ed alla composizione della dieta nel suo insieme, nonché piccole modifiche delle proprie abitudini alimentari, possano contribuire sensibilmente a far funzionare il cuore “a tutta salute”.