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Calcio: lo sciopero della vergogna

Domenica da dimenticare: società e calciatori non hanno trovato l’intesa sugli articoli 4 e 7 del contratto collettivo

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La domenica del 28 agosto 2011 passerà alla storia del calcio come il “giorno della vergogna”. Le società ed i calciatori non hanno trovato l’intesa sugli articoli 4 e 7 del contratto collettivo. I calciatori non hanno intenzione di accettare l’introduzione di un comma dell’art. 4 che permetterebbe alle società di scaricare su di loro eventuali costi derivanti da tassazioni straordinarie decise dal governo (vedi contributo di solidarietà) e tanto meno vogliono accettare l’introduzione di un comma dell’art. 7 che prevederebbe allenamenti separati per i giocatori messi fuori rosa dagli allenatori.

A scongiurare lo sciopero non è bastata neanche la proposta della FIGC che avrebbe messo a disposizione delle società per il prossimo triennio 20 milioni di euro per far fronte al contributo di solidarietà. Tutto inutile. E alla fine a rimetterci in termini economici e di passione sono stati i milioni di tifosi. C’è da chiedersi chi rimborserà ad esempio i biglietti aerei prenotati dai tifosi milanisti per la trasferta di Cagliari o chi ripagherà la passione dei tanti tifosi rientrati in anticipo dalle ferie per la prima di campionato?

Non lo farà nessuno. Come spesso succede nel bel Paese, a pagare dazio alle ingiustizie è sempre la gente comune, come se già solo i biglietti del calcio non fossero abbastanza cari. Le società ed i calciatori sono invitati a fare un passo indietro e trovare in fretta un accordo sugli articoli della discordia per evitare che la prossima volta a scioperare siano i tifosi.
In Italia il calcio è lo sport più ricco, famoso e il più seguito dalla gente, non roviniamolo con prese di posizione che offendono l’opinione pubblica, specie in un periodo storico non certo positivo per l’economia del Paese.