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Cucina tricolore: la più amata anche fuori dall’Italia

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Quando si è abituati a mangiare ogni giorno “all’italiana”, quelle pietanze che fanno gola al mondo intero, diventa poi difficile staccarsene, quando si è all’estero. È quanto emerso da un sondaggio della Coldiretti: un italiano su cinque quando è fuori dal Belpaese sceglie comunque la cucina italiana, mentre un buon 70% preferisce provare i piatti del posto.

«L’analisi evidenzia il forte attaccamento degli italiani alla propria tradizione gastronomica che tuttavia all’estero viene spesso tradita da una diffusa ‘pirateria agroalimentare’ che nel mondo – sottolinea l’associazione degli agricoltori – utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale. Si stima che nel mondo su tre piatti presentati come italiani ben due contengono ingredienti che nulla hanno a che fare con la realtà produttiva del nostro Paese».

Insomma, la cucina tricolore è ammirata, ma anche copiata, anche se il più delle volte con scarsi risultati, che si discostano notevolmente dai prodotti originali made in Italy.
Il fatturato del “taroccato” ammonterebbe, secondo Coldiretti, a 60 miliardi di euro, pari a più del doppio del valore delle esportazioni originali. I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove ad esempio soltanto il 2 % dei consumi di formaggio di tipo italiano sono realmente prodotti in Italia, perché per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano, in Wisconsin, New York o California, con latte statunitense. Preoccupanti sono le tendenze di Paesi emergenti come la Cina, dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita.