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Facebook: storia del popolare social network

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Il nome Facebook si rifà agli annuari con le foto di ogni singolo studente che alcune scuole statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico, per conoscere le persone del campus.
Secondo i dati forniti dal sito stesso, nel 2010 il numero degli utenti attivi ha raggiunto e superato quota 500 milioni in tutto il mondo.

Il suo fondatore è Mark Zuckenberg, che ha realizzato il sito, a soli 19 anni, con l’aiuto di Andrew McCollum e Eduardo Saverin. Dal popolo dell’Università di Harvard, dove Zuckenberg era iscritto, il social network si espanse all’Università di Stanford, alla Columbia University e all’Università Yale per poi passare, nel 2004, al resto della Ivy League, al MIT, alla Boston University e al Boston College, e così via.

Il dominio attuale, facebook.com, fu registrato soltanto nel 2005. Dall’11 settembre 2006, chiunque abbia più di 13 anni può iscriversi.
Dal settembre 2006 al settembre 2007 la posizione nella graduatoria del traffico dei siti ha fatto, secondo Alexa, un balzo dalla sessantesima alla settima posizione.
Dal luglio 2007 figura nella classifica dei 10 siti più visitati al mondo ed è il sito numero uno negli Stati Uniti per foto visualizzabili, con oltre 60 milioni di foto caricate settimanalmente.
Nel 2007 Microsoft ha acquistato una quota dell’1,6% per 240 milioni di dollari, e lo stesso ha fatto un gruppo di investitori russi, per 200 milioni di dollari.
In Italia c’è stato un boom di visite ed iscrizioni nel 2008: il terzo trimestre dell’anno ha visto il nostro Paese in testa alla lista di quelli con il maggiore incremento del numero di utenti (+135%).

Su Facebook è possibile personalizzare il proprio profilo con tantissime informazioni (scuole frequentate, situazione sentimentale, familiari, preferenze, sport praticati) nonchè scambiare immagini e video con amici, condividere le proprie foto, giocare (“Pet Society”, sviluppato da Playfish, è stato classificato come l’applicazione Facebook più popolare nell’aprile 2009), creare gruppi di discussione.
Chiaramente, come per tutte le innovazioni, non ne esistono di positive o negative: non esiste una tecnologia che nasce buona o cattiva, ma esistono uomini che la utilizzano per uno scopo più o meno nobilitante, o che la rendono costruttiva o distruttiva a seconda dell’uso che se ne fa.
I gruppi di discussione nati per inneggiare all’antisemitismo, o quelli di pedofilia, o quelli a favore della mafia, sono stati sotto accusa e moralmente denunciati da molti, ma hanno dimostrato chiaramente come, anche un sito nato per avere un momento di svago, possa diventare un mezzo potente per la diffusione di certe idee.
Per non parlare della “dipendenza da Facebook”, di cui hanno lanciato l’allarme psicologi, sociologi e medici: giovani come ossessionati dal social network, impossibilitati a creare relazioni sociali stabili e vere, perchè dalle dinamiche troppo complesse rispetto al “mi piace” e al “condividi” di una piattaforma virtuale.

Sicuramente il boom di Facebook è stato qualcosa di inatteso e che è andato oltre ogni previsione, considerando che era nato per mantener in contatto studenti di Harvard, allargandosi poi alle scuole statunitensi, poi a quelle del mondo, per poi abbracciare tutti gli utenti di Internet.