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L’Ape internazionale. Parigi copia ad Ischia il trasporto su tre ruote

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Sulle pagine del quotidiano francese Le Parisien di ieri si è parlato con entusiasmo e un pizzico di sorpresa della nuova attrazione turistica che da questa estate spopola per le strade di Parigi. Dopo il tributo all’ italianissima Monna Lisa, la capitale della regione de la France si è dovuta chinare anche al cospetto di un ulteriore capolavoro del genio italiano che in questi mesi sta carpendo l’attenzione e l’interesse dei turisti di tutto il mondo: l’Ape.

Sì, parliamo proprio di quel triciclo di casa Piaggio, simile ad un risciò, ma dai connotati più moderni.

Sulle colonne di Le Parisien, senza che vi sia celata una impercettibile vena di divertito stupore, si legge: “Sono ovunque, ai piedi della Tour Eiffel, sugli Champs-Elysees, a Notre Dame, e propongono percorsi per scoprire in modo alternativo i principali luoghi della cittaà“.

Si meravigliano, quelli di Le Parisien, senza sapere che l’utilizzo dell’ Ape come servizio di mini-taxi è già da tempo immemore una prerogativa dell’incantevole isola di Ischia. E ne sono testimonianza le svariate pellicole del maestro Vittorio De Sica, che sull’isola girò diversi lungometraggi, poi entrati a far parte della storia del Neorealismo cinematografico.

Non è mia intenzione alimentare un piccolo focolaio perché ne scaturisca una discussione esacerbata. E, nel caso specifico, non vorrei ne nascesse una questione internazionale. Ma è pur giusto dare a Cesare quel che è di Cesare

Il genio italico ha partorito un motoveicolo come l’Ape che, negli anni, o meglio, nei decenni, pur non tradendo la sua essenzialità, ha mantenuto inalterato il suo fascino e la sua efficienza.

Il genio partenopeo, che sa fare di necessità virtù, ha modificato questo veicolo a tre ruote rendendolo un mezzo di trasporto confortevole per i turisti in visita sull’ Insula Maior del Golfo di Napoli.

Ora Parigi non solo si “appropria” di questi veicoli che possono trasportare fino a tre persone in una sorta di bauletto decappottabile posizionato sul retro, ma addirittura li ribattezza col nome di ‘tuk-tuk’, prendendo in prestito un termine thailandese che serve per definire i taxi a 3 ruote.

“Tuk-tuk”… ma che senso ha?

E’ così bella l’Ape! Quel suo ronzio che si avverte da centinaia di metri di distanza, col motore sotto sforzo…

Mi sa che, allora, quello della Francia è proprio un vizio: si appropria della Monna Lisa e la presenta al mondo col nome di Gioconda; ci sottrae Carla Bruni e già prima di “francesizzarla” sui documenti d’identità, l’appella Carlà, con l’accento, tutto parigino, sull’ultima vocale.

Ed ora si frega la nostra Ape e la trasforma, orrendamente, in ‘tuk-tuk’…

Sfido chiunque a scegliere tra il parigino “tuk-tuk”, l’ischitano “’a motoretta” e il pittoresco “lapariello” napoletano.

Rispetto ai nostri cugini francesi, penso che anche nella scelta del nomignolo abbiamo avuto, indiscutibilmente, un guizzo di intensa genialità…

Che ne dite, proponiamo un sondaggio?

 

1 COMMENTO

  1. Il nomignolo è di certo originale  etipicamente italiano ma … la diffidenza dell’autista che segue o precede l’APE deve assolutamente avere carattere internazionale … chi guida questo mezzuccio ha, infatti, la predisposizione a virate improvvise che destano sempre molte preoccupazione negli altri autisti!!! Quindi, se vi trovate nei pressi di questi motori … salvatevi dalle improvvisazioni tenendovi da essia  debita distanza!!!

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