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Proteste in programma alla Mostra del Cinema di Venezia

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Si apre stasera la sessantottesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. A dare il via ai lavori della kermesse sarà George Clooney con la sua ultima fatica “The Ides of March”, una pellicola che lo vede impegnato anche nel ruolo di regista.

Il red carpet è già steso, in attesa di VIP e “mostri sacri” del cinema internazionale che già da ieri affollano le calli della Serenissima.

Ma nell’aria aleggia la certezza che i riflettori non saranno puntati solo su artisti e pellicole.

Anche quest’anno il red carpet sarà calpestato da sagome di cartone che raffigurano dei poliziotti accoltellati alle spalle.

Ancora una volta il sindacato di Polizia COISP, ha preannunciato una manifestazione di protesta in occasione della cerimonia di inaugurazione della Mostra del Cinema. E’ una manifestazione, afferma il Segretario Generale del COISP Franco Maccari,  che mira a denunciare come “ la Polizia di Stato sta per cadere inerme sotto le coltellate di un governo che si è trasformato in un giocoliere prodigio, di quelli che si vedono ai circhi lanciare coltelli provando a non colpire il soggetto. Solo che il governo Berlusconi questo gioco lo fa al contrario: vince, tra i ministri, chi riesce a sferrare più coltellate”.

I poliziotti del COISP protestano contro il governo perché con le varie “manovrine”, non solo ha tagliato in modo selvaggio e barbaro i fondi necessari per il comparto sicurezza, non solo ha  “congelato le procedure contrattuali e negoziali dal 2010 al 2014”,  non solo  ha “aiutato evasori fiscali a poter continuare ad evadere, non prevedendo alcuna norma volta ad impedire tale fenomeno”, non solo ha “negato efficaci misure volte a sanzionare duramente la corruzione politica che sta massacrando il paese”,  ma ha favorito “l’innalzamento di una pressione fiscale che colpisce in special modo i lavoratori dipendenti”.

Anche se apparentemente le sagome di cartone alla Mostra del Cinema non c’entrano nulla, in effetti c’entrano eccome. Perché, come afferma ancora Maccari, “anche la cultura deve farsi portavoce di una necessità di sicurezza che la società ha e che non è più solo una questione di polizia”.