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Il padre di Amy Winehouse vuole aiutare i tossicodipendenti

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Mitch Winehouse, padre della cantante prematuramente scomparsa a causa di una overdose, ha deciso di dare vita ad una fondazione per il recupero di giovani caduti, come Amy, nel tunnel della droga.

Mitch, sessant’anni, ricorda così il giorno della morte di sua figlia: “Ero a New York da mia cugina che aveva partorito da poco, stringevo tra le braccia suo figlio, quando il telefono squillò: era Andrew, il suo bodyguard. E quando mi diede la notizia io mi gelai, gli dissi ‘Andrea, puoi ripetere, cosa hai detto?’. Ma avevo sentito bene. Nel volo di ritorno pensai addirittura ad uno scherzo di Amy, volevo dirle: ‘Basta piccola con questi scherzi stupidi’. Ma più passava il tempo in quell’aereo, più prendevo coscienza del fatto che non era uno scherzo”.

“Amy era una ragazza come tante, non era una diva inavvicinabile. Anzi, amava trascorrere il suo tempo libero nei locali e con gli amici di sempre”, dice. L’uomo ci tiene a difendere il talento della figlia, precisando che era del tutto naturale, non era frutto di invenzioni discografiche o di falsi miti.
“Lei una volta mi diede prova del suo immenso talento, si mise accanto a me e mi spiegò come faceva a scrivere una canzone, mi spiegò cosa provava e in che modo canalizzasse i suoi sentimenti sul quaderno”.

La “Amy Winehouse Foundation” nasce per ricordare Amy, talentuosa cantante vinta dalla droga, affinchè la sua esperienza possa essere un monito per tanti altri giovani, bisognosi di aiuto per uscire dal tunnel della dipendenza, quello che ha inghiottito Amy strappandola alla vita, quando ne aveva ancora tanta davanti.