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L’inchiesta di De Magistris non era un bluff

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Una bella rivincita per Luigi De Magistris: l’ex pm di Catanzaro, oggi sindaco di Napoli, può dirsi soddisfatto della sentenza della Cassazione sul processo “Why not?”. Il Presidente della Suprema Corte, Giovanni de Roberto, ha deciso di annullare sei dei 17 proscioglimenti stabiliti dal gup di Catanzaro Abigail Mellace, che aveva fortemente ridimensionato l’impianto accusatorio dell’inchiesta e fatto gridare al flop di De Magistris.

L’indagine ebbe inizio nel 2005: allora De Magistris era sostituto procuratore di Catanzaro, e quella fu la sua ultima inchiesta prima delle dimissioni dalla magistratura e dell’ingresso in politica. Le indagini svelarono una serie di intrecci di tipo politico-affaristico-massonico, che ruotavano intorno al personaggio-chiave Antonio Saladino, imprenditore e presidente della Compagnia delle Opere in Calabria. A partire dalle dichiarazioni della super-testimone Caterina Merante e dalle ricostruzioni dei tabulati telefonici di Saladino, De Magistris era riuscito a ricostruire una mappa delle relazioni affaristiche dell’imprenditore con personaggi come Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria, Clemente Mastella, allora Guardasigilli, il consulente “non pagato” della Presidenza del Consiglio Pietro Scarpellini, e perfino Luigi Bisignani, quale rappresentante della Ilte spa. Sì, proprio lui: il protagonista delle attuali inchieste di Roma e Napoli su P3 e P4.

Quando, nel settembre 2007, trapelò la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del ministro Mastella (successivamente prosciolto dalle accuse), quest’ultimo chiese l’avocazione dell’inchiesta e il trasferimento di De Magistris e del capo della procura Lombardi. Dopo attacchi mediatici, ispezioni e interrogazioni parlamentari, l’inchiesta gli fu sottratta (avocazione per la quale è ancora in corso un procedimento giudiziario) e De Magistris venne trasferito da Catanzaro a Napoli per “incompatibilità ambientale”, per di più privato della funzione di pubblico ministero, finchè nel 2009 si dimise dall’ordine giudiziario.

Dopo la sentenza del gup Mellace, che prevedeva il proscioglimento per tutti gli imputati e non riconosceva il reato di associazione a delinquere, i giornali titolarono a tutta pagina il fallimento dell’inchiesta di De Magistris (come se fosse ancora sua) e lo accusarono di avere sprecato i soldi dei contribuenti in indagini  rivelatesi inutili. In realtà oggi la Cassazione ha riconosciuto l’esistenza del legame associativo tra i soggetti indagati e ha disposto il rinvio degli atti ad altro giudice del tribunale di Catanzaro per un nuovo giudizio. Insomma, De Magistris ha ottenuto un bel riscatto: l’inchiesta non era certo una bolla di sapone, il processo ripartirà e il suo esito è ancora tutto da scrivere.