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Ascolti in calo: Giuliano Ferrara cambia orario

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Gli esperti di tv lo sanno benissimo: l’approfondimento viene sempre dopo la notizia, possibilmente alla fine della giornata, quando le notizie sono state date tutte. La stessa regola vale per il commento, l’editoriale, la rubrica d’opinione. Certo lo sa anche Giuliano Ferrara, ma non può farci nulla.

Il direttore del Foglio si è visto spostare il programma “Qui Radio Londra” nel primo pomeriggio, dopo l’edizione del Tg1 delle 13.30. L’originaria collocazione della rubrica era forse una delle più prestigiose del palinsesto della prima rete: quella che una volta apparteneva ad Enzo Biagi, con Il Fatto, finchè il diktat berlusconiano gli impedì di andare in onda. Il calo dei telespettatori del programma di Ferrara, con una media attuale di circa il 15% di share, penalizza la prima serata di Rai1 e si aggiunge alla già preoccupante diaspora di telespettatori dal Tg1 di Augusto Minzolini.

In condizioni normali di libero mercato la soluzione sarebbe stata un sola: interrompere il programma per mancanza di telespettatori. Ma in Italia si sa, l’informazione è il terreno di conquista di chi detiene il potere. Così  poco importa se gli investimenti pubblicitari calano e  la concorrenza (concorrenza, si fa per dire) ci guadagna: il contratto di Ferrara è blindato, tre anni di programma, altrimenti c’è una penale salata per Viale Mazzini. Si va avanti dunque, a prescindere dai numeri e dai guadagni. Ormai la tendenza autolesionista della tv di Stato è universalmente nota: alla Rai ci si libera di chi porta pubblicità e pubblico (leggi Michele Santoro) e si protegge ad oltranza chi li fa fuggire. Sarà vittima di una rara ed incurabile forma di sindrome di Stoccolma?

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