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Berlusconi il rivoluzionario

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Il CaimanoCi toccava pure sentire che Berlusconi vuole la rivoluzione! Altro che Indignados, black bloc e quant’altro. Il vero anarco-insurrezionalista ce l’abbiamo a capo del Paese, citofonare Palazzo Chigi.

Il quotidiano la Repubblica di oggi rivela il contenuto di diverse intercettazioni tra il Premier e Walter Lavitola, risalenti al 2009, che figurano tra gli atti del processo per l’inchiesta di Pescara sui fondi pubblici all’Avanti. In una delle conversazioni, il direttore del quotidiano, oggi latitante in merito all’inchiesta sulle escort e alla presunta estorsione operata insieme a Gianpaolo Tarantini, raccoglie lo sfogo telefonico del Presidente all’indomani della bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta.

La “telefonata shock” non ha alcun rilievo penale, ma fa parte degli atti d’indagine in quanto dimostra il legame confidenziale instauratosi tra il Presidente e il faccendiere: Berlusconi si lamenta della persecuzione giudiziaria di cui sarebbe oggetto con toni e modi per niente istituzionali. Queste le parole del Premier: “Hai visto la Corte costituzionale, ha detto che io sono esattamente come gli altri ministri, non ho bisogno di tutele. Parliamoci chiaro, la situazione oggi in Italia è la seguente: la gente non conta un cazzo, il parlamento non conta un cazzo. Siamo nelle mani dei giudici di sinistra, sia nel penale che nel civile, che appoggiandosi a Repubblica ai giornali di sinistra alla stampa estera…”. La conseguenza logica la trae Lavitola: “Ci fanno un culo come una casa…”.

Insomma noi non contiamo niente (e questo purtroppo lo costatiamo spesso), il Parlamento non conta niente (e pure di questo, francamente, ne avevamo il sentore), e il Presidente è preda dei magistrati deviati: ma allora qual è la soluzione? “O io lascio… Che dato che non sto bene per niente ho anche pensato di fare, oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera. Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c’è un’alternativa…”. Un atteggiamento insurrezionalista da politico in esilio, più che da Presidente di una democrazia occidentale. E meno male che ci pensa Lavitola a sedare lo spirito rivoluzionario: “Presidente, però se mi permette la prima opzione scordiamocela…”.

Eppure questa scena rivoluzionaria pare di averla già vista da qualche parte… Sarà che quel genio visionario di Nanni Moretti c’aveva visto lungo già cinque anni fa? La sequenza finale del suo magistrale Il Caimano, è illuminante: Berlusconi-Moretti si allontana, dopo essere stato condannato, lasciandosi alle spalle il palazzo di giustizia messo a ferro e fuoco da una rivolta popolare. Eccola, la rivoluzione di Berlusconi: il popolo che difende il suo leader dalle istituzioni e dalla legge. Che l’idea al Premier sia venuta proprio da qui?

 

1 COMMENTO

  1. A me la rivoluzione berlusconiana farebbe venire da ridere… se non ci fosse da piangere. Io comunque me la immagino così, con un po’ d’ironia…: milanau.blogspot.com/2011/10/rivoluzione.html

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