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Berlusconi: Mai partecipato al bunga-bunga

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Non c’è nulla, assolutamente nulla di quel che ho fatto che non rifarei“. Ecco, se ha una dote il nostro Presidente, è certo la perseveranza nell’affermare la sua innocenza: nessun reato è stato commesso alle feste di Arcore, nessun sacrilegio è stato consumato, nessun rimorso dunque per Silvio Berlusconi. Le dichiarazioni del Premier sono contenute nell’intervista rilasciata a Bruno Vespa per il libro “Questo amore“, in uscita tra qualche settimana. I libri del conduttore di Porta a Porta, con le relative anticipazioni che in genere coincidono con monologhi del Cavaliere, sono ormai un classico autunnale. Non poteva mancare quest’anno la versione del Premier sullo scandalo sessuale che lo ha coinvolto e che gli è costato un’imputazione per concussione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile.

La versione di Berlusconi è quella già più volte dichiarata in pubblico: incontri gioviali ed eleganti, senza implicazioni sessuali. “Ci sono decine e decine di miei ospiti che possono testimoniare la correttezza e l’eleganza dei comportamenti di tutti i miei invitati alle feste di Arcore“. Beh sì in effetti ci sono, ma ci sono pure decine di telefonate intercettate e tre o quattro ragazze pronte a testimoniare l’esatto contrario. Il Premier però non mostra segni di preoccupazione, e sul famoso rituale del bunga-bunga precisa: “Quando qualcuna delle mie ospiti diceva: dopo cena facciamo un po’ di ‘bunga-bunga’ si riferiva a fare quattro salti. A cui io, peraltro, non partecipavo a causa di un antico e sempre rispettato fioretto“. Eh già, perfino i fioretti! Chi si era immaginato un Presidente libertino da “bacco, tabacco e Venere” si ritroverà a leggere delle sue rinunce: Non fumo da quando riuscii a salvare la mia prima avventura imprenditoriale da una fine non gloriosa. Non gioco da quando mi esposi al rischio di una pessima figura pretendendo, da dilettante, di potermi confrontare con un professionista delle tre carte. Non ballo da quando ne feci promessa se una mia amica, che rischiava di morire, si fosse salvata“. Berlusconi si dice dispiaciuto che “le versioni fornite dai giornali di alcune cene svoltesi in casa mia abbiano potuto turbare i sentimenti di qualcuno. Non c’è mai stato in modo assoluto alcun atteggiamento che potesse offendere chicchessia e tantomeno la nostra religione“.

Nulla di cui scusarsi, quindi, per il Presidente, anzi “devono scusarsi i pornogiornalisti e i pornomagistrati che mi hanno ricoperto di calunnie”. Così finisce che quelli “porno” sono i magistrati che indagano e i giornalisti che raccontano.