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Formula 1: Vettel, il campione più giovane

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Meno di un anno fa festeggiava un mondiale artigliato in zona Cesarini. Oggi il trionfo si ripete, costruito, gestito, prenotato. Il secondo titolo conquistato da Sebastian Vettel arriva ufficialmente in Giappone, ma la sua è una vittoria che nasce lo scorso anno, dalla mente dei progettisti e degli ingegneri della Red Bull, strepitosi artefici di una vettura al limite della perfezione, affidata nelle mani di un campione, cresciuto – per caso o per destino, chissà – sulla pista di Kerpen dove cominciò a farsi vedere un certo Michael Schumacher, che oggi gli passa definitivamente il testimone.

Un campione che appena a 24 anni ha già il mondo della Formula 1 ai suoi piedi. Mai nessuno era riuscito finora a vincere a quell’età due titoli iridati. Nessuno è riuscito a impensierirlo, neanche il suo compagno di squadra. Eppure la vettura era la stessa. Sebastian però ci ha messo l’entusiasmo che alla sua età è una forza in più, fortificato da una maturazione compiuta che l’ha portato – a differenza della scorsa stagione – a rischiare il meno possibile e ad amministrare tutte le situazioni di gara con l’esperienza di un pilota navigato.

Vettel come Schumi, si diceva. Un paragone che comincia a prendere forma. Come Michael ha cominciato a vincere da subito, come Michael sa imporre alla corsa un ritmo forsennato, come Michael sa addormentare le gare, come Michael ora chiude i giochi in netto anticipo. E come il suo idolo di sempre dimostra di avere sempre fame, di non sentirsi mai appagato nemmeno quando il trionfo era lì che lo aspettava  a braccia aperte.

Come il magico ciclo di Schumacher alla Ferrari di inizio millennio, ora può aprirsene un altro. Il binomio Vettel-Red Bull ricorda proprio quanto accadeva durante gli anni d’oro del Cavallino, quando il predominio assoluto riduceva lo spettacolo e battere ogni primato diventava ordinaria amministrazione. Oggi in pista però ci si diverte di più, gli avversari – McLaren su tutte – sono più duri da battere e sempre col coltello fra i denti. Non a caso oggi la vittoria a Suzuka è andata a Button, che ha giocato bene i pit-stop a sua disposizione, mentre Alonso è arrivato secondo, con una gara autorevole conclusa davanti al neo bi-campione iridato.

I record però arrivano lo stesso, come nel quinquennio felix ferrarista e raggiungere quei livelli finora intaccati non pare essere soltanto un bel sogno. Pole, giri veloci, vittorie crescono praticamente con un ritmo quindicinale. E la stagione non è ancora finita. Red Bull come Ferrari, allora. Il team austriaco ricorda proprio il gruppo che portò le Rosse a vincere dopo tanti anni di digiuno. Guidato al muretto da Chris Horner, il Todt di oggi, e con un mago della progettazione come Adrian Newey, che dopo le esperienze in Williams e McLaren sembra aver trovato nel team austriaco il suo definitivo posto al sole. Supportato anche dal ruolo essenziale dei meccanici ai box, veri robot nel cambio gomma e nella messa a punto la vettura anche a stretto giro di posta, indispensabili elementi di un composto ogni anno più potente, proprio come accadeva a Maranello. Red Bull come Ferrari, Vettel come Schumi. Forse da oggi comincia davvero una nuova era.