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Roma, Indignati e black bloc

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Migliaia di persone si sono riversate nella capitale, con l’interesse a manifestare contro una realtà economica e politica attualmente compromessa. L’evento originatosi a Madrid, precisamente in Puerta de Sol, dall’oramai noto movimento 15-M – unito dalla voglia di cambiare e non da bandiere di differenti colori- che si riconosce nel motto “Toma la plaza”, “Prendi la piazza”, ha raggiunto dimensioni globali. L’eco dei giovani Indignadosquesto è il nome che si sono attribuiti nelle prime proteste, contro una politica sociale che non li sostieneè giunto in Grecia, dove la pressante crisi economica e le imminenti politiche di austerity sono state rigettate dalle persone comuni. Il web, l’aiuto comunicativo offerto dai social network, gli spiragli aperti nei mobile device dalle continue connessioni e cinguettii (da Twitter), ricevuti e rilanciati in tempo reale, hanno reso l’evento unico e rappresentativo della nuova era dell’informazione a distanza.

Da New York alla Cina, dalla Spagna alla Grecia fino a noi, all’Italia.  Tutti ci siamo sentiti coinvolti, vittime innocenti di un’economia che è esplosa, spargendo macerie e facendo danni ovunque. Si è protestato contro le banche, contro i governi, contro il nucleare, contro! Le informazioni viaggiavano da stato a stato, tutti si sentivano parte di una vera rivolta globale, di un’occasione che avrebbe gettato le basi per una presa di coscienza dei popoli e direttamente dei cittadini. Qualcosa in Italia è però degenerato, c’è chi dice fossero cinquecento, altri dicono cento, ma ora non vogliamo parlare delle cifre, piuttosto delle gesta vandaliche messe in atto da alcune persone, che fossero giovani o meno è compito degli uffici competenti accertarlo. Sassi, bastoni, e quanto altro possa essere utilizzato per rompere vetrine, danneggiare attività commerciali e creditizie è stato utilizzato. Come se, danneggiando le attività di altri, si possa estinguere una situazione economica opprimente. A coronare l’escalation di violenza è stato l’incendio di alcune automobili e di una camionetta del corpo dei carabinieri.

Le altre nazioni nel frattempo, hanno osservato un’Italia tenuta in scacco da dei “black bloc”, messa a ferro e fuoco, come in quel tragico evento che fu il G8 di Genova. I manifestanti non coinvolti sono stati rallentati e deviati verso altri itinerari, offuscando così le reali motivazioni di una protesta che doveva essere “pacifica”. Inutile ripetere che oramai questo evento, per quanto volesse essere di cambiamento ed esempio di libera e non violenta espressione di un dissenso globale, almeno per la manifestazione italiana, potrà essere ricordato come un’autentica “giornata di violenza”.

Così mentre Julian Assange, agli arresti domiciliari per WikiLeaks, interveniva a supporto degli Indignados londinesi, nella capitale, venivano tirati dei sanpietrini a vetrine di negozi. Un evento che doveva essere da esempio – in questa difficile realtà –  di convivenza pacifica, condivisione, incontro e comunità, non lo è stato, o meglio, in parte è degenerato.

Questi comportamenti, di alcuni, organizzati o meno, pilotati o no, sono incipit di un dibattito che ora, necessariamente, almeno in Italia dovremo affrontare, sulla escalation di violenza che sempre più spesso ci caratterizza, sulle cause che la generano e i fattori che ne fomentano la comparsa.

Noi che abbiamo festeggiato 150 anni di Unità, fieri di essere italiani, non possiamo lasciare che tutte le buone iniziative, atte a un cambiamento o ad una libera espressione, soprattutto in particolari momenti di disagio, vengano manomesse e oscurate dai soliti violenti che non ci rappresentano.

2 COMMENTI

  1. sempre cosi’ non si riesce  a fare un corteo pulito senza mettere inmezzo macchine  chiese  ecc  sempre di sinistra   anche se hanno ragione non ci si comporta cosi’  si dovrebbe manifestare pacificamente senza mette in mezzo  le cose  e nessuno… provo solo disgusto sopratutto  vedendo rompere un crocefisso  una madonna  bellissima  macchine  ecc  tutti sicuramente appartenenti di sinistra

  2. I black bloc sono certamente teppisti da fermare ma definirli i soliti criminali di estrema sinistra a me pare la solita favoletta del Benpensante. A me personalmente non sembra che questi giovanotti  in questo momento siano chi sa quale vulnus nel tessuto democratico del paese. I criminali e i nemici dichiarati della democrazia e dell’umanità sono incarnati da altri soggetti altro che i black bloc. Mi infastidisce anche l’idea della professione di fede della “condanna senza se e senza ma” che ciascun bravo cittadino deve fare come atto di riverenza nei riguardi dei potenti. La violenza e l’arbitrio dei potenti genera altra violenza.

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