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12 novembre, Silvio Berlusconi come Napoleone si arrende

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Che si sia trattato solo di una coincidenza o era già stato tutto previsto dal destino? Fatto sta che due grandi uomini di potere della nostra storia, il generale Napoleone Bonaparte e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, francese uno e italiano l’altro, sono stati costretti ad arrendersi nello stesso giorno: il 12 novembre.

L’imperatore francese, 215 anni fa, si dovette arrendere agli austriaci nella battaglia di Caldiero, a pochi chilometri da Verona, in una delle poche sconfitte riportate da Bonaparte nella campagna d’Italia del 1796.

In quello scontro i francesi persero mille uomini tra morti e feriti, più altri 800 catturati assieme a due pezzi di artiglieria. Gli austriaci contarono 950 tra morti e feriti e 350 prigionieri. Bonaparte prese in considerazione la ritirata, abbandonando l’assedio di Mantova, ma le esitazioni del nemico lo convinsero ad attaccarlo nuovamente, avendone ragione, pochi giorni dopo ad Arcole.

La parabola di Silvio Berlusconi si snoda attraverso 42 anni di storia italiana, dalla prima alla seconda Repubblica, con una parentesi politica lunga 17 anni che ha fatto del Cavaliere un protagonista, nel bene e nel male, tra successi elettorali, ‘contratti’ con gli italiani firmati davanti ad una telecamera, inchieste giudiziarie e duri scontri con la magistratura. Fino al tapiro gigante con cui “Striscia la notizia” ha voluto omaggiare l’ex Presidente del Consiglio qualche giorno fa. Una nemesi mediatica targata Mediaset contro l’uomo che prima e meglio di altri aveva compreso il potere del mezzo televisivo, formidabile alleato nell’agone politico.

E chissà che il Cavaliere speri in cuor suo di potersi prendere una rivincita sul campo di battaglia, magari sognando la ‘vittoria di Arcore’, ma questa volta con la erre…