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Beatles, a dieci anni dalla scomparsa di George Harrison

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Hanno segnato un’epoca nella musica, nel costume, nella moda e nella pop art. “I Beatles”, a distanza di decenni, rappresentano ancora un mito per le nostre generazioni. John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, tutti di Liverpool, hanno saputo arricchire, con le proprie canzoni, il mondo della musica internazionale, tra gli anni 60 e 70. Con oltre un miliardo di dischi venduti e numerosi fan club in gran parte del mondo sono considerati i più grandi artisti di tutti i tempi.

La loro storia comincia nel luglio 1957 ma è negli anni sessanta che si ha la vera scalata al successo. Con le apparizioni televisive negli show musicali, la loro immagine innovativa, la pettinatura, i vestiti, essi conquistarono un istantaneo seguito tra gli adolescenti inglesi. Iniziò così la beatlemania: ogni loro concerto fu presto caratterizzato dalle urla assordanti delle fan che rendevano impossibile ascoltare il suono che producevano. Erano inoltre costretti a rocambolesche fughe per evitare l’assalto delle orde di ammiratri. Un successo durato fino al 1970, anno in cui il complesso si sciolse.

Oggi a dieci anni dalla scomparsa del più giovane dei quattro di Liverpool, George Harrison, (avvenuta il 29 novembre 2001 a Beverly Hills per un cancro al cervello) è Martin Scorsese a raccontarci in un documentario la sue creative sperimentazioni, la sua spiritualità, la sua ironia nell’arco di un intensa vita che si è fermata a 58 anni. “La musica è stata fondamentale per me – ha dichiarato il regista newyorchese in merito al biopic su di lui – E George Harrison, con la spiritualità delle sue composizioni, mi ha spesso portato a livelli di creatività di cui, dal passato a oggi, non posso che essergli grato”. Il risultato è ‘Living in the Material World’, ispirato al titolo del quinto album solista dell’ex Beatles (1973), proiettato come anteprima italiana a Bologna e al Festival di Torino dopo che ad ottobre ha debuttato a Londra. Scorsese per la realizzazione del film si è avvalso della collaborazione di Olivia Harrison, seconda e ultima moglie di George. Nell’opera ci sono interviste con i più grandi nomi che hanno preso parte alla vita artistica del chitarrista dei Beatles, dai due Fab Four ancora in vita a Eric Clapton, da Ravi Shankar, con il quale organizzò nell’estate del ’71 il concerto per il Bangladesh (al Madison Square Garden di New York) che poi diventò un disco, a Yoko Ono ai Monty Python, così da testimoniare anche l’altra attività post-Beatles, il cinema (Harrison fondò una casa di produzione cinematografica, la HandMade Films).

Tra le tante iniziative che oggi lo ricordano ( tra cui il concerto-tributo che si terrà il 29 novembre al Cavern club di Liverpool con The Rebels, la prima band di Harrison) c’è n’è una che farà contenti i tanti beatlesiani d’Italia. Negli studi di registrazione Logic Studios di Milano è possibile incidere una canzone dell’eclettico ‘scarafaggio’ (per prenotarsi basta una mail a info@logicstudios.it o vedi il bando di partecipazione su www.logicstudios.it).

L’iniziativa sarà un omaggio vocale da parte dei fan (cantanti professionisti e non) che non avrebbero mai voluto che George fosse diverso da quell’esattamente così, in cui è racchiusa la sua natura più autentica. E il suo genio creativo.