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Giorgio Napolitano, sì a governo tecnico. Mario Monti alla guida

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Ormai è ufficiale. Il Quirinale ha affidato l’incarico di creare un nuovo governo tecnico al professore Mario Monti che ha accettato con riserva. “Assumo questo incarico con profondo rispetto nei confronti del parlamento e delle forze politiche: opererò per valorizzarne l’impegno comune per uscire presto da una situazione che presenta aspetti di emergenza ma che l’Italia può superare con uno sforzo comune”, ha detto Monti.

Varie le posizioni assunte dai diversi partiti. Il Terzo Polo sosterrà un eventuale nuovo governo fino alla fine della legislatura. Dalla Lega nessuna fiducia al governo guidato da Monti e rifiuto di far “parte dell’ammucchiata”. Il leader del Carroccio, Umberto Bossi, assicura però che il nuovo esecutivo “avrà i voti in parlamento”. Antonio di Pietro, che fin dall’inizio si è dichiarato sfavorevole al governo tecnico ha chiesto “che avvengano al più presto le elezioni perché quando chi ha avuto il consenso non ce l’ha più, bisogna tornare al più presto a dare la parola ai cittadini”. Tuttavia, “nell’emergenza che noi riteniamo si stia vivendo in queste ore è difficile avviare le procedure elettorali” quindi “con fiduciosa attesa aspettiamo che Napolitano indichi un candidato premier e che questi sia il caposquadra di un governo tecnico”. Bersani, leader del Pd, si è detto d’accordo per il bene dell’Italia, con un governo a forte caratura tecnica. Il segretario del Pd ha poi chiesto che si facciano riforme, come quella elettorale. “Abbiamo dato al capo dello stato la disponibilità per un governo di emergenza e di transizione che sia totalmente nuovo, a forte e autorevole caratura tecnica, che metta l’Italia in condizioni di affrontare l’emergenza”.

Non ci sono ancora notizie certe riguardo i nomi dei ministri che affiancheranno Monti nel nuovo governo. I nomi usciti nei giorni scorsi sono stati smentiti da Monti stesso.

Intanto Berlusconi, che ieri ha dato le dimissioni, ha diffuso un videomessaggio agli italiani:E’ triste vedere che un gesto responsabile e generoso” come le dimissioni è stato accolto con fischi e insulti”, ha detto il premier Silvio Berlusconi. “Non mi arrendo perchè amo l’Italia”, ha aggiunto.