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Omicidio Rea, Salvatore Parolisi resta in carcere

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La prima sezione penale della corte di Cassazione oggi ha confermato quanto stabilito dal tribunale del Riesame dell’Aquila, ossia la custodia cautelare in carcere per il caporal maggiore dell’esercito Salvatore Parolisi, unico indagato per la morte della moglie Melania Rea, il cui corpo senza vita fu trovato il 18 aprile scorso in un boschetto a Ripe di Civitella, nel teramano. Lo conferma uno degli avvocati di Parolisi che così commenta la sentenza della Suprema Corte: “Si tratta di una decisione che apprendiamo e che rispettiamo perchè proviene dalla Suprema Corte e fa parte di un percorso obbligato. E’ una tappa importante ma interlocutoria”.

Una decisione non facile, presa dopo un’intensa giornata di lavoro. In oltre sette mesi di indagini sono stati raccolti, finora, atti e documenti che hanno riempito interi faldoni di indizi e particolari scottanti, a volte persino scabrosi, sulla doppia vita di Parolisi: ma finora nessuna prova schiacciante.

All’attenzione della Cassazione sono stati portati da parte dei legali del caporal maggiore alcuni elementi come la presenza di dna maschile non riconducibile all’uomo sotto le unghie di Melania o un’impronta di scarpa da donna nel sangue ancora fresco di Melania, “che rimangono validi e che saranno comunque approfonditi. I gravi indizi – precisa uno degli avvocati – non sono colpevolezza”. La decisione della Cassazione, dunque, rappresenta solo una “battuta d’arresto che non paralizza la difesa: Salvatore Parolisi era pronto a questo, a restare in carcere ed è pronto ad andare a processo. Da domani – ha concluso – inizia un’altra battaglia”.


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