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A Napoli la vigilia di Natale si festeggia col capitone

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capitoneConto alla rovescia per il cenone della Vigilia di Natale. Tra non molto le tavole degli italiani saranno imbandite con gustose portate a base di pesce e contorni vari. Ma come si dice “Paese che vai usanza che trovi” e a Napoli non potrà mancare sulla maggior parte delle tavole lui, il protagonista della giornata, “il capitone”. In umido o arrostito, aromatizzato con foglie di alloro, è tra le pietanze preferite da Natale fino a Capodanno, non solo nel napoletano ma anche in tutto il Meridione.

Secondo la tradizione mangiare il capitone porta bene. Infatti, anticamente, si credeva che per la sua rassomiglianza con il serpente, mangiarlo fosse un modo per allontanare il male.

Anche se oggi quasi nessuno più dà retta alla credenza, resta comunque un piatto tipo della tradizione natalizia.

Intanto, oltre la metà delle famiglie non spenderà più di 75 euro anche grazie al ritorno quest’anno dei piatti più tipici della tradizione italiana. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che la necessità di risparmiare ha portato alla rinuncia alle mode esterofile del passato pagate a caro prezzo come champagne, caviale, ostriche, salmone o ciliegie e pesche fuori stagione e all’aumento dei prodotti Made in Italy magari a chilometri zero sulle tavole degli italiani.

Il panone di Natale in Emilia Romagna, ‘u piccilatiedd’ in Basilicata, il panpepato in Umbria, la pizza di Franz nel Molise, ‘lu rintrocilio’ in Abruzzo, le ‘pabassinas con sa sapa’ in Sardegna, la carbonata con polenta in Valle D’Aosta, il pangiallo nel Lazio, le ‘carteddate’ in Puglia, i canederli in Trentino, la ‘brovada e muset’ con polenta in Friuli, i quazunìelli in Calabria, il pandolce in Liguria, la pizza de Natà nelle Marche, i buccellati in Sicilia, il brodo di cappone in tazza in Toscana e l’insalata di rinforzo in Campania, sono – conclude la Coldiretti – alcune delle centinaia di specialità gastronomiche regionali che gli italiani riscoprono il giorno di Natale.