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Corte dei Conti: corruzione dilagante in Italia

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La corruzione è un male profondo che inquina e distrugge il mercato”: sono parole del presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, che in un’intervista a Repubblica sottolinea come manchi in Italia un “sostanziale rivolgimento morale rispetto alla mala amministrazione”. I dati sulla corruzione sono di fatto stabili nel nostro Paese: ci costa circa 60 miliardi l’anno ed è la terza causa di danno all’erario. Delle dimensioni del fenomeno ne è riprova la cronaca dei vari scandali giudiziari, con gli arresti della cricca dei grandi appalti e con le case regalate ai Ministri a loro insaputa.

In Italia, sottolinea il magistrato, manca la giusta attenzione per “l’onestà, il merito, il rispetto dell’etica e del denaro pubblico e di tutti quei beni collettivi che la corruzione sottrae ai cittadini”. La cancellazione da parte del governo Berlusconi del reato di falso in bilancio andrebbe ripristinato perchè tutela i beni fondamentali dell’economia, così come andrebbero rivisitati gli articoli relativi ai reati di corruzione e concussione, ed avviare quel disegno di legge anticorruzione fermo da due anni alla Camera.

La corruzione è strettamente legata all’altro atavico male italiano, l’evasione fiscale, che si combatte con “la professionalità della pubblica amministrazione e la concorrenza del mercato”. “I controlli dovrebbero essere costanti e la repressione episodica” perchè la lotta alla corruzione deve diventare sistematica. Ad esempio, andrebbero ratificati subito, cosa che l’Italia non ha fatto, gli accordi in materia di Ue ed Onu, che secondo Giampaolino costituiscono modelli vincenti perchè incidono sull’organizzazione delle amministrazioni pubbliche e private.