Home Arte Fra Angelico et les maîtres de la lumière

Fra Angelico et les maîtres de la lumière

371
CONDIVIDI

Una mostra nel cuore dell’ottavo arrondissement parigino, articolata in cinque percorsi ideati per raccontare a chi la visita gli snodi principali della vita del Beato Angelico contestualizzata nel fertile contesto artistico fiorentino.

Sulla scia di diverse mostre incentrate sui primitivi italiani –ultima delle quali, in ordine di tempo, fu allestita nel 2009 con pezzi dalla collezione Altenbourg-, è stata recentemente organizzata una nuova esposizione presso il Musée Jacquemart-André di Parigi, dedicata alle opere del Rinascimento italiano. Diversi pezzi esposti sono stati selezionati all’interno della collezione permanente del museo da Nelie Jacquemart ed Edouard André (tra cui il San Giorgio di Paolo Uccello o la Nascita della Vergine della Scheggia), ma molti dei dipinti che si possono ammirare ne “I maestri della luce” sono prestiti provenienti, soprattutto, da collezioni fiorentine e romane.
Sono inoltre presenti opere che giungono da Venezia, Pisa e da altri musei francesi.

La mostra offre un ricco percorso a chi si accinge a visitare una delle due esposizioni annue allestite nello splendido  hôtel parigino di fine Ottocento, sede del museo Jacquemart-André: ben cinquanta opere ascritte a pittori operanti nella Firenze della prima metà del Quattrocento intorno alla figura centrale di Fra Angelico.
I dipinti del Beato Angelico costituiscono il corpus principale delle opere esposte, circa metà del catalogo, e la ratio espositiva ne ricerca il confronto con i lavori di Lorenzo Monaco -suo maestro-, dei suoi contemporanei a Firenze –si pensi ad esempio ad Uccello e Lippi- e, infine, di alcuni dei suoi collaboratori, come Strozzi e Baldovinetti.
Rendendo conto di come la pittura di Fra Angelico si collochi all’intersezione del gotico internazionale e delle innovazioni nella prospettiva e nei colori, il percorso espositivo è insieme stilistico, iconografico e cronologico.
La prima sala, per iniziare, giustappone opere di Lorenzo Monaco come la predella del museo di San Marco a Firenze e Storie della vita di San Nicola, con libri miniati e tavole dipinte dal giovane Beato Angelico. Della Tebaide, giova puntualizzare, sono esposte due versioni.
Le due sale seguenti illustrano invece le innovazioni che emergono nella pittura fiorentina accanto al gotico internazionale, attraverso capolavori quali il San Giorgio di Paolo Uccello e la Nascità della Vergine dello Scheggia, nonché lavori di Masolino e Filippo Lippi con la Madonna con angeli, santi e donatore (dalla collezione Cini di Venezia).
La quarta e la quinta sala sono riservate agli artisti che con Fra Angelico hanno collaborato, come Zanobi Strozzi o Alesso Baldovinetti. Ed ecco che il visitatore ha la possibilità di ammirare la magnifica pala di Cafaggiolo di Baldovinetti proveniente dagli Uffizi, commissionata dalla famiglia Medici ed ispirata alla pala di San Marco dipinta dal Beato Angelico una decina di anni prima.
Si prosegue poi con le due sale dedicate alla specificità iconografica dei temi mariani e cristologici nell’opera di Fra Angelico. Tra gli altri presenti la Madonna dei Cedri, prestito del Museo Nazionale di San Matteo a Pisa, e l’Incoronazione della Vergine dagli Uffizi.
L’ultima sala, infine, è stata intitolata “Capolavori di Fra Angelico” ed ospita le opere di grande formato del maestro, come l’Armadio degli ex-voto d’argento -giunto dal Museo di San Marco di Firenze ed Ascensione, Giudizio finale e Pentecoste, il trittico selezionato dalla Galleria Corsini di Roma per illustrare il soggiorno romano del Beato Angelico presso il papa Eugenio IV.
A più di seicento anni dalla nascita dell’artista, il percorso espositivo dedicato al Beato Angelico, pittore di Madonne e di santi, esecutore perfetto degli incarnati delicatissimi del primo rinascimento, documenta l’alba di quel periodo di grandi innovazioni che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’arte italiana e straniera, risultando incantevole per il visitatore.

In definitiva la scelta dei curatori è stata quella di affiancare le tele di Fra Angelico a quelle dei “maestri della luce”, la corrente artistica del quale è diffusamente considerato il precursore, e contemporaneamente contestualizzate nel periodo di fermento che avvolse la Toscana tra la seconda metà del 1300 e la fine del 1400. Ne risulta così il continuum che proprio dal frate dominicano trae origine, per estendersi direttamente a Zanobi Strozzi, Benozzo Gozzoli e successivamente diluirsi nelle personalità di artisti come Domenico di Michelino, Filippo Lippi e Alesso Baldovinetti.