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Gli Orientalisti in mostra a Roma

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Gli Orientalisti è la mostra dedicata all’impulso orientale che conobbe la pittura italiana nel corso del XIX secolo.

La rassegna riconosce come punto di partenza il veneziano Francesco Hayez, il quale, seppure non lasciò l’Italia, fu contagiato dal vento d’Oriente, dall’esotismo e l’erotismo, cari al mondo arabo.

Altro personaggio cardine: Ippolito Caffi che visse l’esperienza “orientale” in prima persona attraversando in un lungo viaggio città come Costantinopoli, Smirne, Efeso e il Cairo, viaggio da cui l’artista rimase fortemente influenzato.

Da Parma, prima Alberto Pasini e poi Roberto Guastalla, il “Pellegrino del sole”, percorrono carovaniere e città per raccontare questi altri mondi. Il secondo lo fa portandosi dietro, oltre a tavolozza, cavalletto e pennelli anche uno strumento nuovo, la macchina fotografica.

Da Firenze parte alla volta dell’Egitto Stefano Ussi che in quel Paese, subito dopo l’apertura del Canale di Suez, lavora per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco con l’amico Cesare Biseo, anch’egli proveniente dalla corte del Viceré d’Egitto. Da questo viaggio i due traggono gli spunti per illustrare, magistralmente, “Marocco” di Edmondo De Amicis.

Al fascino della scoperta che si fa suggestiva visione di mondi “altri” soggiacciono Federico Faruffini, Eugenio Zampighi, Pompeo Mariani Augusto Valli, Giulio Viotti, Achille Glisenti, Giuseppe Molteni, a conferma della trasversalità e del dilagare in tutta la penisola dell’affascinante pandemia.

Al contagio dell’Orientalismo non sfugge certo il Mezzogiorno d’Italia.

Ne è testimone il partenopeo Domenico Morelli che, anche senza mai aver messo piede nei territori orientali, descrive magistralmente velate odalische, figure di arabi, mistiche atmosfere di preghiere a Maometto. Visioni esotiche soffuse di raffinato erotismo si ritrovano anche negli oli scenografici di Vincenzo Marinelli, Fabio Fabbi, del siciliano Ettore Cercone e del pugliese Francesco Netti. Quest’ultimo in particolare, di ritorno da un viaggio in Turchia, si dedicò alla produzione di opere orientaliste di tono intimista, come per esempio Le ricamatrici levantine, venate dallo stesso “garbo mediterraneo”, presente nelle odalische di Morelli.

 La mostra, allestita presso il Chiostro del Bramante, chiuderà i battenti il 22 gennaio.