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Karol Wojtyla, il Papa di tutti

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La beatificazione di Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla, avvenuta il primo maggio 2001 in piazza San Pietro, ha raccolto tantissimi fedeli in festa, provenienti da svariati Paesi, che per un giorno si sono riuniti e si sono sentiti un’unica famiglia. Anche in questa occasione si è potuto cogliere l’importanza che questo grande uomo ha avuto per i fedeli, ma anche per i laici.
Il cardinale polacco Karol Wojtyla fu eletto Papa nel 1978, mentre l’Italia era insanguinata dagli anni di piombo e lo scenario mondiale era sempre più bipolare.
Già dalle sue prime parole da Pontefice seppe conquistarsi le simpatie delle masse, quel “se mi sbaglio mi coiriggerete” evidenziava una personalità semplice e una voglia fortissima di comunicare ed interagire con i fedeli.
Già da cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla mostrò le sue grandi qualità oratorie e diplomatiche e acquisì stima per la sua lotta non violenta contro il regime sovietico che allora soffocava la sua Polonia.
Episodio della sua particolare forma di opposizione al regime fu quando le autorità gli impedirono di celebrare la messa per inaugurare i nuovi palazzi costruiti alla periferia di Cracovia, in quanto i riti religiosi erano vietati all’interno dei palazzi “proletari” voluti dal partito comunista polacco. Supportato dalla popolazione Wojtyla celebrò la messa all’aperto nonostante la pioggia. Forse proprio per questo suo particolare carisma fu eletto Papa.
Nel discorso inaugurale del suo primo pontificato Giovanni Paolo II annunciò: “Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo”. In questa frase c’è tutta la linea di pensiero del Papa che ha cambiato la storia del Novecento, l’uomo non deve più rinchiudersi in se stesso ed essere bloccato dalle sue paure o dalle sue debolezze che lo rendono attaccato a valori terreni e materialistici, ma deve avere il coraggio di avvicinarsi al Signore nella riscoperta delle emozioni e dei veri valori dell’umanesimo.
Giovanni Paolo II seppe collocarsi oltre la logica dei blocchi, in un momento in cui la fede e la stessa Chiesa rischiavano di essere strangolate dal surreale materialismo marxista da una parte e dalla spietata competizione promossa dal capitalismo americano, dove il mondo è controllato da rigide regole di mercato in cui “il pesce grande mangia il piccolo”.
Durante il suo pontificato vennero esaltati il valore della solidarietà e della fratellanza, fu ritrovata quella carità evangelica che lo stesso Vaticano sembrava aver dimenticato.
Come i cristiani delle origini si fece predicatore e portò la parola di Dio, la parola dell’amore ovunque anche dove c’era fame, anche dove non c’era libertà, anche dove la popolazione non era cristiana. Tutto questo per valorizzare l’importanza dell’incontro con l’altro anche se molto diverso da noi.
Molto importante fu la visita nella sua Polonia e nonostante le numerose censure e le propagande anticlericali sovietiche il suo viaggio fu un’enorme successo, il Papa ebbe in quell’occasione un bagno di folla che le autorità comuniste non avevano mai conosciuto, almeno non in Polonia.
La forza delle sue azioni e dei suoi argomenti incoraggiò le nuove generazioni dell’est Europa a ribellarsi alla brutale macchina sovietica che ormai aveva perso tutta la sua credibilità e si andava accartocciando su se stessa soffocata da quel suo stesso materialismo e dalla sua stessa collettivizzazione forzata che non avevano portato le società in cui essa si era imposta alla rinascita e al progresso sperato.
Giovanni Paolo II anche se non ne fu la principale causa, fu comunque tra i grandi protagonisti che permise all’Europa di liberarsi dall’oppressione sovietica che aveva trasformato il comunismo da movimento solidale operaio ad una dittatura a partito unico. Anche dopo la caduta del Muro, anche dopo essere miracolosamente sopravvissuto ad un attentato in cui erano coinvolti i servizi segreti di Mosca (era il disperato tentativo sovietico per eliminare un uomo che con la sola forza degli argomenti stava facendo quello che gli americani non erano riusciti a fare con la minaccia nucleare).
Giovanni Paolo II fu soprattutto il Papa dei giovani, proprio durante il suo pontificato nacquero i Papa boy (i giovani sostenitori del Papa che spesso lo seguivano nelle sue visite pastorali per il mondo) e le Giornate Mondiali per la Gioventù (l’ultima si è tenuta a Madrid nell’agosto di quest’anno).
Ai giovani amava dire: “Prendete le vostre vite e fatene dei capolavori”. Proprio in un periodo in cui i giovani sono più apatici e meno propensi a mettersi in gioco per cambiare le cose, ma soprattutto molto più sfiduciati dal futuro rispetto alle generazioni precedenti, il Papa invitava ad avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità per rendere le nostre vite grandiose.
Rendere una vita grandiosa non necessita fare grandi cose, diventare potenti e famosi ma basta aver vissuto realmente e non fare vite di quieta disperazione. Per vivere realmente si intende fare una vita in cui anche fallendo ci si metta in gioco e si faccia tutto il possibile per raggiungere i propri sogni in armonia con gli altri, magari anche servendo gli altri senza avere paura di donare, di amare e essere amati, di aiutare ed essere aiutati.
“Noi viviamo in eterno in quella parte di noi che abbiamo donato agli altri”, in questa frase di Salvador Allende c’è il senso della sua vita e del suo Pontificato.
Giovanni Paolo II, come altri personaggi storici, ha compiuto proprio questo. Lui è stato il Papa di tutti, ecco perché anche oggi il suo nome suscita sempre attenzione e tanto clamore da parte della gente, perché lui è stato per tantissimi come uno di famiglia, perché ha saputo dare affetto, ha saputo donarsi. E forse tocca proprio ai giovani, che Giovanni Paolo II considerava la ninfa vitale della Chiesa, fare tesoro dei suoi insegnamenti per rendere questo terribile intricato mondo qualcosa di migliore.

 

Giovanni Micciariello