Home News La politica contro le mafie: a Napoli si parla di legalità

La politica contro le mafie: a Napoli si parla di legalità

543
CONDIVIDI

Si è concluso ieri, con l’evento La politica contro le mafie, il primo Orange Camp della città di Napoli: un’iniziativa ideata e promossa dal sindaco Luigi de Magistris per discutere del rapporto tra lo Stato e le organizzazioni criminali e individuare proposte di cambiamento per una battaglia culturale che parta dal basso.
Orange Camp
è un esperimento di democrazia partecipata, che ha chiamato a raccolta cittadini, associazioni e soprattutto giovani da ogni parte d’Italia, per analizzare l’impatto delle economie criminali sul nostro sistema politico ed economico e sulla qualità della nostra vita. La prima giornata ha visto animarsi al Maschio Angioino un Bar Camp, laboratorio di idee e proposte per la lotta alle ecomafie e ai fenomeni di corruzione che le alimentano, devastando i territori e i beni comuni e mettendo a rischio la salute dei cittadini.

Il convegno La politica contro le mafie, evento conclusivo di questa due giorni voluta dal Sindaco, ha portato a Napoli giornalisti, magistrati, esponenti della società civile, uomini e donne da sempre impegnati, anche da prospettive diverse, nella lotta alla criminalità. Persone che hanno fatto dell’antimafia una ragione di vita.
Luigi de Magistris
apre il dibattito spiegando che “bisogna combattere la rappresentazione della mafia con coppola e lupara e rappresentare invece quella che è dentro le istituzioni” perchè le mafie si nutrono del silenzo e della cattiva informazione, “non vogliono che si parli del loro volto istituzionale”. E deve essere la politica a porsi inequivocabilmente dalla parte della legalità, perche la mafia è “un fenomeno storico – diceva Giovanni Falcone – e come ogni fenomeno ha un inizio e una fine. I giovani sono pronti a raccogliere questa battaglia culturale”.

Sandro Ruotolo introduce gli ospiti: il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore, il leader Idv Antonio di Pietro, il senatore Lorenzo Diana, simbolo della lotta alla camorra scelto dall’amministrazione De Magistris alla guida del mercato ortofrutticolo di Napoli, il magistrato Raffaele Cantone, il giornalista de L’Espresso Lirio Abbate. Il nodo centrale della discussione è l’intreccio perverso tra politica e organizzazioni criminali, in cui la mafia non può fare a meno dello Stato per i suoi affari e la politica alimenta pratiche di corruzione per soddisfare interessi personalistici. L’assurdità per cui “se uno è condannato – ricorda Di Pietro – non può fare il vigile urbano ma può fare il deputato” porta al centro della discussione il problema della selezione della classe dirigente, e certo l’Italia dei Valori ne sa qualcosa (“De Gregorio e Scilipoti?”, chiede Ruotolo, “Si sono venduti per 30 denari”, risponde Di Pietro). Il primo antidoto da mettere a punto è una legge semplice che impedisca ai condannati di entrare in Parlamento e una nuova legge elettorale che consenta agli elettori una scelta consapevole. Tra i diversi interventi, il pubblico in gran parte composto da giovanissimi ascolta commosso il racconto di Silvana Fucito, imprenditrice coraggiosa che ha raccontato la sua storia di vittima del racket e il suo impegno al fianco di associazioni anticamorra: una testimoninza toccante di legalità e fiducia nelle istituzioni .

Nel pomeriggio a Castel dell’Ovo arriva anche Sonia Alfano, che racconta lo straordinario successo raccolto da europarlamentare con l’approvazione del suo report sulle mafie in Europa e la proposta di un coordinamento antimafia europeo. Poi standing ovation per Antonio Ingroia: il magistrato insiste sull’importanza di una politica ambiziosa, le cui leggi rappresentino strumenti utili ai magistrati per fare antimafia: un esempio su tutti, la legge sul riciclaggio dei capitali, che impedisce di condannare chi ricicla i suoi stessi capitali sporchi.
Michele Emiliano
ha raccontato come combatteva la mafia in Sicilia da giovane magistrato, e come continua a combattere la criminalità da sindaco di Bari. Infine Luigi de Magistris che, nel ringraziare chi ha contribuito a questa iniziativa, lancia un appello ai cittadini invitandoli ad essere parte attiva nella lotta alla criminalità (“la migliore scorta a un politico in prima linea, a un magistrato, a un giornalista è la cittadinanza”) e confessa la sua nostalgia per i tempi in cui era magistrato in prima linea: “fare il magistrato e farlo al Sud è qualcosa che ti segna la vita”.