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Manovra Mario Monti, no dai sindacati

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Giornata importante quella di oggi per la nuova manovra varata dal neo governo di Mario Monti.

Gli uomini potranno lasciare il lavoro con 42 anni di contributi, mentre alle donne ne serviranno 41 – indipendentemente dall’età anagrafica – e nel 2018 ci sarà la convergenza tra sessi per la pensione di vecchiaia: tutti a 66 anni. Per le donne, invece, nel 2012 si esce a 63 anni per la vecchiaia e fascia incentivata fino a 70 anni. Rivalutazione piena delle pensioni solo fino a 486 euro.

Ma le misure contenute nella manovra, fanno già affiorare le prime perplessità da parte dei sindacati: un “durissimo colpo ai redditi dei pensionati”, ha detto il segretario generale Cgil Susanna Camusso nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, aggiungendo che l’aumento dell’età pensionabile è “insostenibile” per tanti e che si troverebbero “sconvolte le prospettive di pensione e molto incrementati gli anni di lavoro”.

“Non siamo d’accordo: la manovra grava solo sui lavoratori e sui pensionati”. Lo ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, nel corso dell’incontro governo-parti sociali a Palazzo Chigi. “Occorrono – ha aggiunto Bonnani – risposte immediate ma ben ponderate. Possiamo ancora discutere in queste ore”.

Perplesso anche il leader della Uil, Luigi Angeletti. “Non si può chiedere ai lavoratori di continuare a lavorare senza avere alcun vantaggio dal versamento dei contributi” ha detto Angeletti, secondo quanto si apprende da partecipanti alla riunione, nel corso del tavolo con il governo.

Per il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, “Non abbiamo scelta questa manovra la dobbiamo fare”.