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Haiti: due anni fa il terribile terremoto

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12 gennaio 2010: un terremoto di magnitudo 7.0 colpì Haiti, con epicentro a Port-au-Prince, capitale dello Stato caraibico. Nella città andarono distrutte molte infrastrutture: ospedali, sedi scolastiche, il Ministero delle Finanze, il Palazzo di Giustizia ed altro ancora. Il sisma fu avvertito in una vasta area dei Caraibi: da Cuba alla Giamaica, dal Venezuela alla Repubblica Dominicana. Secondo la Croce Rossa Internazionale e l’ONU, la catastrofe avrebbe coinvolto più di 3 milioni di persone, per un totale di vittime stimate oltre le 220 mila.

L’UNICEF ha lanciato un rapporto che vuole documentare la situazione attuale del Paese, che ha risentito molto dei danni post-terremoto, dato anche il suo isolamento e la sua povertà. L’epidemia di colera, successiva al sisma, non ha fatto altro che aggravare la già critica situazione.

L’UNICEF si è mosso in direzione dell’aiuto ai bambini: 750.000 di loro sono potuti tornare a scuola, altri 15.000 hanno ricevuto cure sanitarie e aiuti alimentari. Sempre in nome della tutela all’infanzia, il governo di Haiti ha rafforzato il sistema di protezione giuridica per i bambini che vivono negli istituti. Prima del terremoto, il governo non sapeva quanti fossero quelli ospitati da queste strutture, mentre adesso, grazie all’aiuto dell’UNICEF, è stato nominato un Direttore di tutti gli istituti per minori: circa 300 centri del Paese sono stati valutati e oltre 13 mila bambini (su un totale di 50 mila) sono stati registrati.
Il governo ha anche firmato la Convenzione dell’Aja sull’adozione internazionale, che tutela i diritti dei bambini, dei genitori naturali e di quelli adottivi, stabilendo standard minimi per le adozioni.

Secondo il documento “I bambini di Haiti due anni dopo” le possibilità di sopravvivere, svilupparsi, essere protetti e condurre una vita “normale”, per gli oltre 4 milioni di minorenni del Paese, sono limitate. «Sono stati ottenuti dei risultati un po’ ovunque, anche se permangono gravi lacune e inadeguatezze nelle strutture di governance di base di Haiti – ha detto Françoise Gruloos-Ackermans, rappresentante dell’UNICEF ad Haiti Non bisogna fare errori: il Paese rimane uno Stato fragile, afflitto da povertà cronica e sottosviluppo, le cui deboli istituzioni lasciano i bambini vulnerabili ad affrontare lo shock e l’impatto del disastro. Il Paese avrà bisogno di un sostegno forte e costante per superare le sfide ancora da affrontare».

Anche nel 2012 l’UNICEF vuole portare avanti il suo programma umanitario, per aiutare il Paese ad affrontare le sfide che il terremoto gli ha posto dinanzi e per affermare i diritti dei bambini. Ma per fare questo, ha bisogno di fondi, dunque ha lanciato un appello per 24 milioni di dollari, necessari per il sostegno ai bambini più bisognosi, nell’ambito di cinque progetti, in cinque settori diversi: istruzione, salute, nutrizione, servizi igienico-sanitari e protezione dell’infanzia. Altri 30 milioni di dollari sono necessari per l’assistenza allo sviluppo nel lungo periodo.

La nazione è consapevole che avere cura dei propri bambini, aiutarli, proteggerli, sostenerne le cure ed incentivarne l’istruzione, significa dare un futuro al Paese; è un obiettivo condiviso da tutti, genitori, insegnanti, enti pubblici e privati, organizzazioni religiose e dal governo stesso. Per questo, in tanti stanno lavorando per garantire ai bambini di Haiti un presente dignitoso e un futuro sostenibile.