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La laurea: quanto serve realmente?

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Checco Zalone, il famoso comico pugliese, scherzando dice: ”Studi? E che studi a fare. In Italia non serve studiare, non serve a niente”.

Che la profezia del simpatico Checco sia vera?

La laurea non è più un valore aggiunto e avere questo titolo di studio non rappresenta, tranne che in rare eccezioni, un canale preferenziale per trovare lavoro.

Secondo i recenti sondaggi relativi all’occupazione in Italia, infatti, non solo la maggior parte dei diplomati proviene dall’ambito liceale, digiuno di abilità specifiche, ma il mercato del lavoro al momento offre opportunità quasi esclusivamente per chi ha seguito studi tecnici. Contenti tutti i periti industriali e i diplomati degli istituti tecnici.

Un diplomato nel settore tecnico, in ambito informatico, elettronico o contabile, trova lavoro più facilmente di un coetaneo che ha ottenuto la maturità scientifica, o addirittura classica.

Sono gli esperti in consulenza del lavoro, inoltre, a sottolineare come gli istituti tecnici e professionali rappresentino, oggi, la principale risorsa per i giovani in cerca di occupazione.

Per loro, quindi, la principale opportunità attualmente è quella di formarsi lavorando, acquisendo così le competenze di base e quelle più specifiche nell’ambito del contesto lavorativo in cui vogliono inserirsi.

Il consiglio ai giovani dovrebbe essere quello di dedicarsi ad un percorso che garantisca uno sbocco lavorativo il più possibile sicuro, in questo caso ad una formazione di tipo tecnico. Ma è possibile minare le proprie attitudini e deviare le proprie passioni?