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Malinconico e le vacanze pagate dalla cricca

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Alla faccia di chi credeva che senza Berlusconi alcuni giornalisti non avrebbero più avuto di che occuparsi: Il Fatto quotidiano ha dimostrato che di casi all’italiana ce n’è sempre in abbondanza. L’ultimo in ordine di tempo riguarda il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Carlo Malinconico e l’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli. La dichiarazione shock era stata rilasciata qualche giorno fa dall’imprenditore durante un’intervista al Fatto: “Un giorno mi chiama Angelo Balducci (…) e mi dice: Francesco mi devi prenotare due vacanze. La prima a Capri per due amici francesi, che però pagano loro (…). La seconda, invece all’hotel Pellicano di Porto Ercole, l’ospite è Carlo Malinconico, però in questo caso ti prego di anticipare tu la somma”.

Piscicelli è noto per essere il costruttore che rideva la notte del terremoto in Abruzzo pensando ai guadagni che gli avrebbero fruttato i lavori per la ricostruzione: arrestato lo scorso marzo nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta cricca, ha scelto di collaborare con i magistrati, ai quali ha rivelato il sistema delle tangenti e favori per ottenere i lavori per le grandi opere. Piscicelli ha confermato ai magistrati di avere pagato la vacanza in un resort a cinque stelle (per un totale di 9800 euro) all’attuale sottosegretario del governo Monti: le sue dichiarazioni sono da verificare, ma il proprietario dell’albergo in questione Roberto Sciò, aveva già confermato, davanti ai pm di Firenze nel maggio 2010, di avere ricevuto da lui la somma di 9.800 euro.

E la vicenda potrebbe essere solo uno dei tanti favori elargiti a politici e funzionari dalla cricca del costruttore Diego Anemone e dell’ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci. Piscicelli ha dichiarato al Fatto di avere sborsato “complessivamente un milione di euro in contanti ai funzionari, più tanti favori e incarichi di lavoro”, confermando di fatto l’esistenza di un sistema di corruzione che richiama alla memoria i fatti di Tangentopoli: “Quelli che andavano in vacanza gratis o che ho pagato sono tutti ai loro posti, al ministero e alla presidenza del Consiglio – ha dichiarato Piscicelli al FattoOra mi incazzo e racconto tutto”.

Raggiunto telefonicamente da Il Giornale, Malinconico si difende dalle accuse così: “Chiesi con insistenza all’albergo, a fronte del diniego di farmi pagare, chi avesse pagato. Mi fu risposto che non era possibile dirlo per ragioni di privacy”. Il sottosegretario specifica che all’epoca dei fatti (2008) non era più segretario generale di Palazzo Chigi e dichiara di non avere “mai incontrato Piscicelli nella mia attività istituzionale”. Ed è stato proprio Il Giornale, spalleggiato da Libero, a chiedere in prima pagina le dimissioni del sottosegretario per “le vacanze pagate a sua insaputa”. Dimissioni che potrebbero non essere così lontane.

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