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Web in rivolta contro la legge Usa anti-pirateria

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Rivolta del web contro legge anti-pirateriaProbabilmente si tratta della prima vera autocensura di una parte del mondo del web che decide di auto-oscurarsi: Wikipedia, l’enciclopedia partecipativa no profit, ha indetto una sorta di sciopero per protestare contro la Sopa (Stop Online Piracy Act), la legge antipirateria online che il Congresso americano si appresta ad approvare. Il testo di legge, sostenuto in modo incondizionato dall’industria hollywoodiana del cinema e dalle majors della discografia, mira a restringere fortemente la diffusione in Rete di contenuti protetti da copyright.

La Rete si è subito sollevata contro questa legge e contro il Project IP Act in discussione al Senato di Washington, la cui approvazione ”concederebbe al governo Usa il potere di censurare internet con procedure simili a quelle usate da Cina, Iran e Malesia“. Il presidente Barack Obama ha chiarito che “non sosterrà leggi che riducono la libertà di espressione”, suscitando la reazione immediata del magnate Rupert Murdoch, che ha risposto seccamente: ”la Casa Bianca ha attirato nel suo campo i padroni della Silicon Valley che minacciano tutti i creatori di software con la pirateria, un furto puro e semplice”.

Intanto la protesta fa il giro del mondo: la versione inglese di Wikipedia resterà offline per tutto il giorno e anche la home page del sito italiano dell’enciclopedia libera ha pubblicato un comunicato stampa di adesione alla protesta: ”Wikipedia in lingua italiana – si legge nella headline del sito – approva ed esprime solidarietà verso la protesta dei colleghi della Wikipedia in lingua inglese contro lo Stop Online Piracy e il Protect IP Act. Tali proposte di legge, se approvate dal Congresso degli Stati Uniti, limiterebbero la libertà del web e la sopravvivenza stessa di Wikipedia”. Mentre Google Usa, nella sua homepage in lingua inglese, non solo annuncia di aderire alla protesta al motto di stop alla pirateria, non alla libertà, ma lancia anche una petizione per chiedere a deputati e senatori di non approvare i provvedimenti.