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I Momix sbarcano in Italia con lo spettacolo Bothanica

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Giochi di luce, esplosioni di colori, effetti scenici che fanno sentire lo spettatore come un bimbo ad uno show di magia: a bocca aperta ci si chiede come sia possibile ciò che si presenta dinanzi agli occhi.

La compagnia di Moses Pendleton è sbarcata in Italia e si è esibita al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino con lo spettacolo “Bothanica”, dopo di che si sposterà a Salerno nei prossimi giorni; ad aprile e maggio il ritorno nel North America, con esibizioni previste in California, Pennsylvania, Nebraska, Nevada e New Jersey.

“Bothanica” si avvale di spettacolari oggetti di scena e coloratissimi costumi; l’esibizione coinvolge tutti i sensi, cattura e affascina con il suo mix di coreografie e scenografie, di danza e illusionismo, movimento e fantasia. Pendleton ha portato i suoi ballerini al limite: dove finisce la danza, inizia la poesia. Difatti, il geniale coreografo ha dichiarato in passato: “Il mio approccio è stato simile a quello poetico di Pablo Neruda, il mio poeta preferito. Nei nostri spettacoli cerchiamo di provocare quella che io chiamo optical confusion: un modo per eccitare i nervi del cervello e stimolare la creatività”.

Il tema portante di “Bothanica” è lo spettacolo della natura, i cambiamenti delle stagioni, la flora e la fauna: ed ecco che i ballerini danzano con gonne che ricordano le corolle dei fiori, o si muovono freneticamente come insetti, o ancora, si spostano sul palco “galoppando” come centauri. Piume, stoffe ed ampi ventagli aiutano a ricreare l’effetto di nuvole in movimento, di piogge, di venti che scuotono le fronde degli alberi. Compare persino lo scheletro di un animale preistorico, protagonista di un breve momento di lotta con un ballerino. Un semplice specchio può dare vita a qualcosa di stupefacente. Uno dei momenti più intensi dello spettacolo è l’assolo di una ballerina, appunto su uno specchio inclinato: il corpo, per effetto ottico, sembra scomporsi e ricomporsi, dilatarsi, restringersi e sdoppiarsi.

Impossibile non pensare al grande lavoro che si nasconde dietro l’allestimento e la realizzazione di uno spettacolo così raffinato: coordinazione, ritmo, velocità, sentimento. Impegno e sacrificio che la compagnia vede ripagati ampiamente, visti i successi e i riscontri positivi avuti negli ultimi anni.

«Mi sono ispirato per prima cosa a Vivaldi e al suo ciclo delle Quattro Stagioni» ha affermato Pendleton, il quale ha utilizzato anche alcuni brani di Peter Gabriel e della violinista Anne Sophie Mutter.

Da martedì 28 febbraio a sabato 3 marzo la compagnia sarà ospite del Teatro Verdi di Salerno.