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Il Festival della Canzone Italiana

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Lo dichiaro apertamente, prima che si evinca leggendo tra le righe. Non ho amato questa edizione del Festival e neanche l’ho seguita per intero.
Mi sono limitata ad occhieggiare qua e là, ascoltando qualche canzone, beccando qualche ospite in esibizione e sorbendomi la presenza poco scenica del Morandi nazional popolare. Si, perché tanto di cappello al Gianni cantante, quel ragazzo dal viso pulito di Monghidoro, che ha fatto innamorare i miei al suono della bellissima “Non son degno di te”, e di tanti altri successi.
Però diciamolo. Che noia! Lentissimi gli interventi sul palco. I duetti poi con Rocco Papaleo, più che divertire, rasentavano lo sbadiglio. E quell’imitare la foca, più che un tormentone è diventato un tormento bestiale. Spesso ci si chiede come mai, nonostante la crisi, si possano spendere tanti soldi per cinque serate di ineffabile nulla.
I festival degli anni passati, quelli soprattutto di quando ero ragazzina, erano emozionanti. I cantanti italiani avevano canzoni che a distanza di decenni, ancora cantiamo. Pippo Baudo e Mike Bongiorno erano dei veri intrattenitori, maestri dell’eloquenza.
Gli ospiti stranieri poi… Come dimenticare il Sanremo con la partecipazione dei Duran Duran o quello con Madonna? Quest’anno c’erano gli One Direction. E chi sono mi direte voi? Boh! Cinque ragazzetti, falsi emuli dei Take That, ma senza nessuna stella tra loro della levatura di Robbie Williams, che ho visto saltellare sul palco, come in piena crisi ormonale.
E la valletta? Ora non per criticare. Ma se dovevamo prendere una straniera che non comprende l’italiano, potevamo risparmiare ed evitare brutte figure, visto che non riusciva neanche a leggere i testi nello schermo di fronte. Salvo la presenza di Alessandro Siani, che almeno ha portato un po’ di allegria e di profondità col suo intervento. Celentano non lo critico per il suo compenso.
La colpa è di chi utilizza i soldi del canone che obbligano a pagare a noi italiani per ingaggi spropositati. Darà i soldi in beneficenza? Bravo! Poteva invece partecipare senza compenso, come fece Benigni per protesta. Sarebbe stato un bello scoop e lo avrebbe aiutato nella sua parte da buon filantropo cristiano.
E perdonatemi. Quante storie per la farfallina di Belen. Siamo un popolo di ipocriti noi del Bel Paese. Sbirciamo nella casa del Grande Fratello come dei guardoni, mettiamo donne nude dappertutto, anche per pubblicizzare un dado per il brodo. Se lo spacco della signorina Rodriguez ha mostrato o no per caso quel benedetto tatuaggio, apprezziamone la bellezza e punto. Ne è venuta fuori una diatriba infinita, che credo sia servita solo ad accendere un po’ di interesse verso un programma che è stato povero di emozioni.
Ah! Qual è la canzone che mi è piaciuta? Quella dei Matia Bazar. Nella versione a due con Mauro Coruzzi, in arte Platinette, che nella serata di venerdì ne ha declamato le strofe come una poesia d’amore. L’ho trovato tenero, ispirato. Se devo salvare qualcuno nella baraonda sanremese, salvo lui. Un artista senza peli sulla lingua; magari eccessivo a volte, ma sempre sincero, intelligente e profondamente arguto.
Per la cronaca: la canzone è stata eliminata.