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Quanto ne sai di gioco d’azzardo?

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ll proliferare del gioco d’azzardo nel nostro Paese sta cominciando a preoccupare, e non poco, le alte sfere della politica. Si è sentito in dovere di intervenire sulla questione il titolare del dicastero della Sanità, Renato Balduzzi: non solo il numero di persone dipendenti dal gioco continua ad aumentare sensibilmente ma l’intero sistema di scommesse, slot e quant’altro sta diventando un vero e proprio cancro per la società.
Uno dei primi passi per cercare di mitigare la terribile piaga è stato l’annuncio dello stop agli spot che “non mettono cautele sui pericoli del gioco d’azzardo” e la concessione di maggiori poteri ai sindaci per arginare il proliferare di sale giochi e slot machine.

Ecco alcune delle indicazioni del ministro Balduzzi che, consapevole di non poter proibire interamente la pratica del gioco perchè la dimensione ludica è sinonimo di aggregazione e condivisione sociale, non può fare a meno però di fornire le dritte per disincentivare tutti i comportamenti patogeni legati a questa attività. La ludopatia sta infatti diventando una vera e propria emergenza. Ma, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha, da tempo, incluso il gioco d’azzardo patologico nel novero delle malattie, l’Italia non lo ha ancora fatto. Sulla questione si pronuncia anche il Codacons che chiede non solo di limitare le pubblicità nel settore, ma di accompagnarle con l’indicazione delle probabilità di vincita per ogni singolo gioco, probabilità che devono essere affisse in modo ben visibile anche all’interno delle ricevitorie. Ci chiediamo a questo punto perché l’Italia è così restìa ad introdurre regole più severe per limitare i danni connessi alla dipendenza del gioco d’azzardo?

Per anni in verità, dalla metà del 1990 almeno, lo Stato ha incentivato gli italiani a spendere i loro soldi nel gioco moltiplicandone le occasioni: dal Lotto giocato due volte alla settimana si è passati al il 10eLotto, che consente di puntare ogni 5 minuti, mentre in ogni angolo del Paese sono state aperte migliaia di sale slot, sale poker e sale scommesse, che nascono come funghi su tutto il territorio nazionale. Tutto ciò non fa che incrementare le grandi sacche erariali. Ma facciamo due conti nelle tasche degli italiani: nel 2011 hanno speso 80 miliardi (10,2 in Gratta e Vinci). I dati del Cnr dicono che il 42% della popolazione tra i 15 e i 24 anni ha giocato almeno una volta nel 2011. Lo ha fatto anche il 36% dei 15-24enni. Di questi, il 27% è composto da giocatori non dipendenti (il 37% tra gli adulti) e il 9% da problematici, pari a 500 mila persone. Piergiorgio Odifreddi tenta di dissuadere i giocatori incalliti affermando che per arricchirsi “basta smettere di giocare!” Infatti ciascuno di noi ha solo una possibilità su dieci milioni di azzeccare la combinazione giusta…forse anche meno!

Il filosofo Blaise Pascal diceva che giocare è come la scommessa sull’esistenza di Dio del filosofo. “Le questioni religiose non si affrontano bene con la razionalità: credere in Dio è dunque come giocare al Superenalotto: se vinci vai in Paradiso! E se perdi, ci hai provato”. Il protagonista de “Il Giocatore” di Dostoevskij si esprimeva così. Che strano stato d’animo il mio: in tasca ho in tutto venti federici, sono lontano, in un paese straniero, senza impiego e senza mezzi di sussistenza, senza speranza, senza progetti e non me ne curo!L’annientamento, l’indiferrenza verso sè stessi: un insulto alla vita e alla propria intelligenza, ecco cos’è il gioco d’azzardo.