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Tiziano e la nascita del paesaggio moderno

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La mostra “Tiziano e la nascita del paesaggio moderno” allestita nella splendida cornice di Palazzo Reale a Milano, è la raccolta di cinquanta opere che indagano la nascita del paesaggio moderno nella pittura cinquecentesca.

Il Cinquecento è stato, nella pittura veneta, il secolo di Tiziano. A partire dalla lezione di Bellini e Giorgione, Tiziano ha avuto il merito di elaborare una nuova idea dell’ambiente naturale che, evolvendosi attraverso varie fasi e significati, lo portò a definire nella lingua italiana il termine stesso di “paesaggio” nella sua accezione moderna. La parola “paesaggio” compare infatti per la prima volta nel 1552, in una celebre lettera dello stesso Tiziano all’imperatore Filippo II, dando prova della consapevolezza di una novità piena e clamorosa.

Si verificò in quegli anni, una vera e propria rivoluzione poetica: dalla enunciazione di “paese”, si passò a una diversa dichiarazione e quindi a una differente valenza. Il paesaggio si idealizza, diventa espressione, colore, si fa poesia.

Marco Lucco, uno dei maggiori conoscitori della pittura veneta del ‘500, ha selezionato 50 capolavori provenienti dai musei del mondo, che fossero in grado di comunicare al grande pubblico questa grande svolta artistica

La mostra è aperta da due capolavori – la Crocifissione nel paesaggio di Giovanni Bellini e La prova del fuoco di Giorgione – che accompagnano un celebre dipinto giovanile di Tiziano: “La sacra conversazione”. Seguendo il modificarsi della funzione del paesaggio, il percorso si sviluppa poi attraverso le sale, in cui le opere di Palma il Vecchio, Cima da Conegliano, Veronese, Bassano – fino alla chiusura con lo straordinario Narciso di Tintoretto – sono accostate ad altri dipinti di Tiziano, chiaramente interpreti di questa novità, come L’Orfeo e Euridice, La Nascitadi Adone, Tobiolo e l’angelo, L’adorazione dei pastori.

Un nuovo sentimento della natura, fatto anche di tramonti infuocati, tempeste, greggi al pascolo, accompagna le reali trasformazioni del paesaggio. A questo, si deve aggiungere l’arrivo a Venezia, nei primi anni del secolo, di artisti e di opere del Nord Europa che aprono nuove dimensioni e possibilità espressive: l’ambiente “patetico”, dove le luci dell’alba o del tramonto conferiscono alla scena una forte carica sentimentale; l’ambiente “deserto” in cui si trova una natura selvaggia e mai domata dalla mano dell’uomo; l’ambiente “vero” che delinea un ritratto generico di luogo, anche focalizzando l’attenzione su dettagli, quali un gruppo di alberi, una roccia, uno specchio d’acqua, come espresso nel capolavoro di Brueghel, proveniente dall’Ambrosiana di Milano.

Gli inserti paesistici nei dipinti sono anche fortemente indicativi dei concetti mutevoli che, negli stessi anni, si hanno dell’ambiente naturale: dall’armonica fusione di selvaggio e addomesticato, di città e campagna, al passaggio a un mondo un po’ ostile, all’emergere sempre più forte delle costruzioni rurali o rustiche come soggetti degni di essere rappresentati, e dunque della sempre più acuta consapevolezza delle disparità sociali e della miseria che circonda la società più fortunata. Campione di tale idea e stupendo cantore delle cose umili è Jacopo Bassano.

A partire dagli anni Venti, Domenico Campagnola inizia a produrre, per i suoi collezionisti, disegni in cui ritrae una natura di fantasia, priva di presenze umane; Paolo Veronese si dedica al paesaggio “manieristico” fatto di pochi elementi asserviti alla figura, mentre Lambert Sustris al contrasto tra un mondo cresciuto senza regole che non siano quelle della natura stessa, e i giardini progettati dall’uomo. Di un ambiente ‘selvaticamente germinante’, di una vitalità infinitamente superiore a quella umana, si fa interprete l’ultimo Tiziano, in cui la materia e il mondo stesso fermentano. Si tratta, tuttavia, degli ultimi lampi di una natura che nel frattempo sembra uscita dall’orizzonte artistico, soppiantata da un più forte uso delle luci. Il ciclo inaugurato da Giovanni Bellini e Giorgione e sviluppato in modo particolare da Tiziano può dirsi completamente concluso, lasciando la splendida eredità dell’invenzione del paesaggio.

La mostra chiuderà i battenti domenica 20 maggio.

Orari: lunedì h 14.30 – 19.30, martedì, mercoledì, venerdì, domenica h 9.30 – 19.30, giovedì e sabato h 9.30 – 22.30.

Costo del biglietto: intero € 9, ridotto € 7,50.