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Hollande in vantaggio su Sarkò: le sorti dell’Europa in una votazione

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Sarkozy e HollandeSi spera che François Hollande sia consapevole del carico di responsabilità di cui probabilmente si dovrà far carico. Certo, i sondaggi possono sbagliarsi, la storia può stupire – come spesso ha fatto – ma possiamo provare a immaginare: Hollande è l’esponente del Parti Socialiste, nato dall’unione della Section Française de l’Internationale Ouvrière (Sezione Francese dell’Internazionale Operaia) e altri movimenti socialisti nel 1969. Sarkozy si presentò alle elezioni con l’UMP (Union pour un Mouvement Populaire), partito di centrodestra che promuove il conservatorismo liberale, un cristianesimo democratico e un’ impronta economica proiettata al liberalismo. Lo stesso predecessore di Sarkò – così chiamato notoriamente – fa parte dell’UMP: parliamo di Jacques Chirac.
Insomma, la Francia è dal 1995 guidata da un partito fondamentalmente di destra, seguendo una linea politico-economica vicina alla Germania (e alla quale si è adeguata anche l’Italia ultimamente).
Come ci fa presente Eugenio Scalfari nella sua Rubrica su L’Espresso (L’Europa val bene un Hollande, su “L’Espresso” n°19, anno LVIII), le due potenze europee (Francia e Germania), che da 20 anni sono i pilastri dell’UE, dovranno trovare dei punti di accordo: in primo luogo sull’aumento dei fondi a disposizione della Banca europea per gli investimenti che, sottolinea Scalfari, è un’istituzione del tutto diversa dalla Bce. In secondo luogo Hollande cercherebbe di ottenere, da parte della Cancelliera tedesca, l’assenso concreto verso una necessità: una politica di crescita dell’Europa che è ancora allo sbaraglio.
Ma la vera lotta si baserebbe – se Hollande vincesse – sulle riforme liberiste della Germania (e della sua associata Italia), contro una politica basata su “interventi fiscali e infrastrutturali pubblici” scrive il fondatore di Repubblica.
Insomma, la colorazione di un più evidente rosso francese cambierebbe molte cose. E non c’è che sperare. Infondo la Francia è sempre stata una rivoluzionaria e centro di diffusione di nuove idee, di propagazione culturale. Nell’Ottocento, poi, è toccato alla Germania e nel Novecento all’Italia (nulla come il Romanticismo tedesco, purtroppo, bensì il primo esempio di Fascismo). Ora tocca di nuovo alla Francia. Speriamo sia il momento di svolta, come un salto dall’ancien régime alla repubblica; come un salto dalla malattia della crisi alla strada per la guarigione. Per il momento Hollande è, anche se in calo di un punto, dato al 52,5%-53,5% dei suffragi contro il 46,5%-47,5% di Sarkozy (secondo ilsole24ore.com).
Che cosa farà l’Italia e che ruolo giocherà? Be’, si sa, noi siamo sempre stati indietro su certe cose. E di certo non si sperava che un governo di tecnici – anche se qualche illuso ci credeva – potesse cambiare le condizioni politiche dell’Europa. L’Italia è – oltre che nella crisi economica mondiale, una delle protagoniste indiscusse tra le nazioni tutte – in una grave crisi politica, in cui sono caduti anche i tecnici stessi. Non può permettersi certo (e non ne avrebbe l’autorità dopo anni di declassamento etico e morale) di metter voce in discussioni (anche se l’autorevolezza mondiale di Monti potrebbe aiutare la nostra reputazione nel mondo) come i rapporti tra Francia e Germania, in cui dovrà prendere parte, però.
Come conclude amaramente Eugenio Scalfari: d’altronde “la Francia è la Francia, e l’Italia è soltanto l’Italia.” Purtroppo.

1 COMMENTO

  1. HOLLANDE DEVE VINCERE!POLITICA EUROPEEA CON SOLO DUE LOCOMOTIVE NON PUO PIU FUNZIONARE…..!

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