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Munch da Urlo: battuto all’asta per 120 milioni di dollari

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L'Urlo di MunchNew York, 3 maggio 2012. L’Urlo di Edvard Munch, è stato battuto per 120 milioni di dollari. Un pastello del 1895 valutato 80 milioni, una delle quattro versioni dell’opera nelle mani di un proprietario privato, ha battuto qualsiasi record in un’asta d’arte. Chissà se Munch ne sarebbe fiero. Di certo il suo obiettivo non era vincere allo show dei record, anzi, tutt’altro: l’opera, infatti, è il simbolo dell’angoscia e dello smarrimento che segnano tutta la vita del pittore norvegese che cercò molto a lungo un’ispirazione adatta ad eseguire quest’opera.

La scena rappresenta un’esperienza vera della vita dell’artista: mentre si trovava a passeggiare con degli amici su un ponte della città di Nordstrand (oggi quartiere di Oslo), il suo animo venne pervaso dal terrore e colse l’attimo; così dipinse questo personaggio probabilmente noto come Gerard Amu, un vagabondo che si trovava spesso sul ponte della città.
Si distinguono chiaramente sullo sfondo i due amici che si allontanano lungo il ponte, estranei al terrore che angosciava il loro compagno. Mentre la bocca spalancata sembra emettere dei suoni che sconvolgono il paesaggio, con delle linee curve, ma non la strada, l’unica consigliera e amica dell’uomo, testimonianza della freddezza di talune persone. Il volto deformato sembra un teschio; anche il corpo sembra essere privo di colonna vertebrale. La funzione comunicativa prevalente individuata nel dipinto attraverso la lettura dell’opera è espressiva. L’uso del colore e gli accostamenti cromatici associati a lunghe pennellate tese a deformare i soggetti rappresentati suggeriscono uno stato emotivo di angoscia.

L’associazione delle linee ondulate con le linee diagonali crea un senso di dinamicità che provoca tensione nell’osservatore. L’uso della luce contribuisce a far scaturire nell’osservatore un senso di inquietudine e dramma della natura poiché conferisce il senso dell’immediatezza dell’evento rappresentato, colpendo la figura principale frontalmente come se fosse illuminata dalla luce di un flash. Anche la composizione degli elementi costitutivi del quadro è orientata a sottolineare l’aspetto espressivo dell’opera mettendo in primo piano il soggetto che emette l’urlo, staccandolo dallo sfondo attraverso la frapposizione dell’elemento ponte. L’artista ci offre il ricordo, lo scatto di quel momento per lui inspiegabilmente terrificante attraverso i suoi occhi.

Filtra il reale attraverso il suo stato d’animo, la sua intima sofferenza, il pesante tanfo della paura. I colori del tramonto perforano la sua sensibilità con violenza, animandosi di cruenta intensità. Ed ecco che allora, nell’impeto dell’angoscia, l’uomo che urla solitario sul ponte perde ogni forma umana, diventa preda del suo stesso sentimento, serpentiforme, quasi senza scheletro, privo di capelli, deforme. Si perde insieme alla sua voce inascoltata ed alla sua forma umana tra le lingue di fuoco del cielo morente, così come morente appare il suo corpo, le sue labbra nere putrescenti, le sue narici dilatate e gli occhi sbarrati, testimoni di un abominio immondo.

Munch parla con il suo linguaggio unico e drammatico dell’impotenza dell’uomo dinanzi alla supremazia della natura, di fronte alla quale siamo piccoli ed inequivocabilmente soli, noi uomini che viviamo della falsità dei rapporti umani, della cecità che porta gli amici dell’artista ad allontanarsi ignari di fronte all’orrendo spettacolo di cui egli è intimo testimone.
Forse 120 milioni di dollari sono anche pochi per un’opera che blocca su tela il nostro stato d’animo (e non solo quello del pittore) quello dei nostri giorni, della nostra quotidianità.