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TITANIC, la nave dei sogni

Il transatlantico TITANIC nel 1912 affondò con i suoi tesori e divenne l’incubo di molte vite che gli affidarono il proprio destino

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In questi giorni, nelle sale cinematografiche italiane, viene proposta la rivisitazione in 3D del film TITANIC, che 15 anni fa portò il regista James Cameron agli onori dello show business e gli attori Leonardo Di Caprio e Kate Winslet a fissare le basi per una carriera sfolgorante nel panorama del cinema americano.

Quest’anno si rievoca il centenario dell’inabissamento del famoso piroscafo della White Star, al cui viaggio inaugurale non poté far seguito nessuna susseguente traversata.
Errore umano? Problemi tecnici? Fatto sta che un colosso dell’ingegneria navale, vanto della compagnia committente e gioiello della navi da crociera, si arrese alle 02,20 del 15 aprile 1912 all’urto non previsto con un iceberg, come Golia alla pietra di Davide, sprofondando nell’oceano con i suoi beni preziosi e con 1500 dei 2200 ospiti imbarcati, tra i quali molti magnati appartenenti a titolate famiglie americane quali gli Astor, i Guggenheim…
Delle venti scialuppe calate in mare, molte delle quali colme con portata inferiore a quella prevista, visto che contenevano 12 o 20 persone invece delle 60-70 come consuetudine in tal frangente, solo una tornò indietro per raccogliere eventuali superstiti. Ma il freddo delle acque non perdonò nessuna delle povere anime immerse tra i flutti.
Chi ebbe la fortuna di sopravvivere, fu accolto dalla nave CARPATHIA, che li condusse sulle rive americane.

Molti libri e molte versioni sono state adattate per raccontare la sfortunata vicenda di questi uomini e donne che il destino vide perire in mare aperto e di quei bambini il cui futuro fu interrotto così tragicamente.
Come spesso succede, coloro i quali appartenevano ad una casta superiore, ricchi o nobili, furono privilegiati. Si lasciò che i viaggiatori di terza classe aspettassero un’eventuale convocazione per salire sulle barche di salvataggio che non giunse mai.
E’ di pochi giorni fa la notizia che un cuoco francese, unico superstite tra le fila di un gruppo di lavoratori di vari Paesi occupati sulla nave nelle cucine, abbia dichiarato, come si evince da una dichiarazione rilasciata all’epoca del processo intentato per appurare le cause della catastrofe, che riuscì a salvarsi perché in abiti civili.
Agli altri, gli steward impedirono di passare perché in abiti da lavoro e per questo motivo, ben 47 persone, tra cui 41 italiani, morirono come topi nella stiva. Una vergogna ed un oltraggio alla vita umana. E’ scioccante pensare di essere privati del diritto alla salvezza per colpa dell’egoismo e della stupidità altrui. Fa orrore l’idea di doversi arrendere perché inermi di fronte all’enormità di una tragedia che ti sovrasta.
Il fascino che traspare dai racconti del lusso e dello sfarzo apportato nelle cabine e ai luoghi di prima classe si controbilancia alla povertà e lo squallore in cui soleva viaggiare chi veniva imbarcato come un rifugiato e trattato come un individuo di serie B.

Per celebrare l’anniversario del TITANIC, sulla nave Balmoral è stata organizzata una minicrociera in costume d’epoca per gli appassionati, che riconducesse i passeggeri, nella fatidica ora, sui luoghi sfortunati del disastro. Ma caso ha voluto che uno dei partecipanti abbia risentito di gravi problemi di salute e la nave ha abbandonato la rotta per approdare sulle coste irlandesi e consentire così un immediato ricovero.
Dopo 100 anni la maledizione continua a perseguitare coloro che si avventurano sulle tracce del famoso transatlantico.