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Ecologia, su Oikos studio sulla dinamica di popolazioni animali

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Capire la permanenza in un territorio di determinate popolazioni animali e le loro interrelazioni al passare del tempo. E’ l’oggetto di uno studio curato da ricercatori del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica “Leo Pardi”, pubblicato sulla rivista Oikos (DOI: 10.1111/j.1600-0706.2011.20085.x). La dinamica di popolazione di 5 specie di mammiferi ungulati (il capriolo italico, il cinghiale maremmano, il cervo, il daino e un antilope asiatica, il Nilgai) in una tipica foresta mediterranea di pianura – la Tenuta di Castelporziano, vicino a Roma – è stata analizzata dalla dottoranda Simona Imperio e dal ricercatore Giacomo Santini – con la collaborazione dell’ Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Stefano Focardi, ora all’ISC-CNR) e dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Torino (Antonello Provenzale).

“Una novità significativa della ricerca – spiega Giacomo Santini – è l’aver ricostruito la dinamica di ben cinque popolazioni animali in un arco temporale di più di 100 anni. Di solito si supera difficilmente i 50 anni, analizzando insieme 2 specie al massimo”. Il risultato è stato ottenuto, tramite l’analisi dei registri di caccia della riserva, ricostruendo le serie storiche della densità delle 5 popolazioni in un periodo di tempo compreso tra il 1878 e il 1986. Parallelamente sono stati analizzati i dati ambientali e climatici relativi. “Le serie utilizzate in questo studio – prosegue Santini – costituiscono quindi un database quasi unico nel panorama dell’ecologia di popolazione, che ha consentito di mettere in evidenza interazioni molto complesse tra le diverse specie ed il loro ambiente”.

In particolare, sono emersi meccanismi di inibizione reciproca di tipo competitivo (ad es. il capriolo soffre della presenza del daino) che si manifestano ad esempio con la decrescita di una specie a seguito dell’incremento di un’altra che sfrutta in modo migliore lo stesso tipo di risorse. Ma sono stati riscontrati anche effetti di facilitazione indiretta tra alcune specie, legati essenzialmente ad effetti negativi esercitati su competitori comuni. “La facilitazione indiretta – spiega Simona Imperio – è quando, ad esempio, l’effetto negativo di una specie A su una specie B beneficia una terza specie, diciamo C, la cui densità veniva mantenuta bassa dalla specie B”.

In questo panorama il ruolo dei cambiamenti climatici nell’ambiente mediterraneo sembrano aver avuto un ruolo minore rispetto a quello delle interazioni tra specie. “Ma questo – avverte Imperio – è accertato fino a 30 anni fa, poiché questa analisi si ferma alla metà degli anni ’80, proprio quando gli incrementi di temperatura ed aridità hanno iniziato ad essere più evidenti. Non è escluso quindi che i loro effetti siano sempre più marcati in futuro.”

Università degli Studi di Firenze

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