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100 THOUSAND POETS FOR CHANGE

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100 thousand poets for change. Questo il logo, la parola d’ordine per l’evento che il 29 settembre scorso, per il secondo anno consecutivo, ha raccolto musicisti, artisti e soprattutto poeti, sul palcoscenico campano di via Porta Elina, nella Sala dell’Archivio dell’Architettura Contemporanea.
In concomitanza con altri 115 Paesi nel mondo, hanno dato testimonianza  del desiderio di cambiamento,  hanno manifestato l’indignazione verso problemi di diversa natura quali la discriminazione, la crisi economica, l’ecocidio, la povertà, il razzismo.

100 mila poeti per il cambiamento nasce avendo come finalità la risensibilizzazione sociale, sull’onda del World Poetry Movement, il movimento globale che dà voce ai poeti per un rinnovamento ambientale, sociale e politico. Cofondatori ed attivisti Jack Hirschman e Fernando Rendòn, rispettivamente Direttore del Festival della Poesia di San Francisco e di Medellìn in Colombia. Michael Rothenberg e Terri Carrion, entrambi poeti molto accreditati, che lavorano a nord della California, patrocinatori del progetto, in collaborazione con la Stanford University, si occuperanno di archiviare i contenuti che ciascun coordinatore nel proprio paese produrrà ed invierà, affinché 100 mila poeti per il cambiamento venga riconosciuto quale lettura più grande della poesia nella storia.

Hirschman, anche stavolta, ha voluto affidare l’iniziativa qui a Salerno al poeta Valeriano Forte.

Ho avuto modo di intervistare Valeriano (qui colgo l’occasione di ringraziare per il supporto foto e video il reporter Stefano Zolferino) e la passione che traspare dalle sue parole è la stessa che ha catturato gli astanti durante questa edizione dal titolo “Guardarsi dentro”. Grazie a lui e agli altri partecipanti, tra i quali ricordiamo Arrigo Anderlini, Raffaele Cocomero, Alessandro Barbarisi, solo per citarne alcuni, il messaggio veicolato è stato un mix di disdoro verso l’inciviltà che molto spesso le espressioni vocali esprimono e la ricerca di un lessico vario e non pretestuoso che sviluppi sinergia di pensiero positivo.

Molto spesso oggigiorno siamo schiavi di un potere superiore che finisce con l’assoggettare le nostre menti, rendendoci come marionette disarticolate del consumismo, della noia, del disinteresse. Ritrovare il piacere di un abbraccio, magari di una stretta di mano che cancelli le barriere ideologiche e che ci avvicini come fratelli ad un disegno primario quale è l’amore, il rispetto altrui, la gioia di condividere e non di sopraffare. Sulla scia di questo proposito erano presenti alla serata diverse associazioni quali Felix nata nell’aprile del 2012 che ha lo scopo di promuovere l’arte in genere e organizza eventi per avvicinare alla lettura un pubblico eterogeneo, Younicef che coinvolge ragazzi dai 14 ai 30 anni attivamente nel sociale, affinché con la pace e l’amore si possa cambiare il mondo; presente anche l’associazione “Una breccia nel muro – oltre l’autismo”, che ha distribuito piante di peperoncino per la raccolta di fondi destinati all’apertura di nuovi centri specializzati.

All’interno della sala è stata allestita la personale dell’artista Marco Raiola, composta da disegni e da tavole in plexiglass. I primi, tutti volti di bambini, sono stati tratteggiati con una o più penne a biro blu. Intitolati “Imprevisto” denotano l’aspettativa di un disagio, la percezione di un dubbio, la consapevolezza di essere frammenti e non immagini definite, come spiega sulla brochure esplicativa la curatrice della mostra, la dott.sa Giovanna Bonasegale. Le “Notti Bianche” altresì, sono dei graffi che prendono forma quando i pannelli, appoggiati su di una superficie piana, fanno si che si guadagni dimensione, come una scultura per rifrazione. E appaiono corpi, volti, lo stesso autoritratto dell’artista sdoppiato, come per trasferire in chi lo osserva l’autenticità del pensiero in evoluzione.
Coinvolgente ed entusiasmante la performance di mister Martin Money e del maestro Rocco Vertuccio, la cui musica e le cui parole sono arrivati direttamente al cuore dei presenti, come dardi infuocati.
Suggestivo il video “Dalla natura all’amore” di Manuel Nino Speziale proiettato su di un originale sfondo ricavato dall’unione di lastre radiografiche.  Commovente la chicca che la Fondazione Alfonso Gatto, sostenitrice della serata, ha elargito. Una registrazione effettuata dal poeta salernitano in casa di amici dove declama delle poesie e canta la canzone “Voce ‘e notte”.

Non essendoci copertura di rete in internet, purtroppo non si è potuto effettuare il collegamento in streaming con l’America. Grande delusione per l’organizzazione che non ne è stata al corrente se non pochi minuti prima dell’inizio dell’evento.

Un’esperienza da ripetere, alla quale magari partecipare, affinché il prossimo anno si sia ancora più numerosi, perché, come spiega Valeriano Forte, siamo tutti poeti dentro, magari siamo dei mediocri stenografi; impariamo ad esternare le emozioni con semplicità in qualsiasi modo ci venga più consono farlo.