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Amleto 2 di Filippo Timi

Torna a teatro Filippo Timi con uno spettacolo che (non) scandalizza troppo

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Di tutti i testi teatrali mai scritti, quello più riadattato, modificato, stuprato e violato è forse l’Amleto al punto che ci si potrebbe anche chiedere se ce n’è davvero bisogno di tutti questi spettacoli “tratti da”; tuttavia non si sottrae a questa moda neanche Filippo Timi, attore e regista che vuole scandalizzare (ricordando molto Carmelo Bene).
Tuttavia pare che in questo spettacolo Timi cerchi più di sconvolgere e scandalizzare che raccontare qualcosa; la trama di Amleto ormai la conoscono in tanti, i parallelismi con la follia si sprecano, le somiglianze tra l’attore e il fool folle anche allora che cosa c’è in Amleto 2?

Verrebbe da dire ben poco, infatti il regista si è preoccupato di inserire il sesso al punto che ha totalmente perso di vista la rotta.
Ma veramente pensa che nel 2012 il pubblico si possa scandalizzare guardando un’attrice che recita in topless?
Un motivo iniziale per il quale all’inizio può valere la pena vedere lo spettacolo è la comicità, anche se è assai ben poca cosa per un attore del calibro di Filippo Timi. Egli, infatti, rompe gli schemi imposti dalla quarta parete, esagera, crea tormentoni e il pubblico si diverte… per i primi venti minuti, poi tende ad annoiarsi visto che non c’è alcun cambiamento. E’ come se facesse sempre la stessa battuta, ripetuta e ripetuta.

Nulla da dire sulla bravura degli attori, al contrario. Ognuno sa reggere il confronto con il protagonista senza lasciarsi mettere in ombra e, anche come spalle, riescono a imporre se stessi e forse, il loro rispettare i canoni teatrali, senza cercare una regola da rompere ma solo da seguire, migliora lo spettacolo assai più dell’anarchia di Timi.

Ciò che dispiace è che lo spettacolo ha tutte le potenzialità per diventare un pezzo di Teatro con la T maiuscola: ottimi attori, ottimo regista, ottime idee… ma tutto sembra perdersi per pigrizia come a dire “Tanto la gente andrà a vederlo perché c’è Filippo Timi” e quindi ci si sente giustificati a lasciar perdere lo scopo principale del teatro: la comunicazione.